58. Venice Biennale_I want a dream to sleep in

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07 Maggio 2019

La marcia degli alfabeti ha sempre accompagnato quella degli imperi
!

Quel genialone di Baratta, storico presidente di inesauribile energia e intelligenza ed egli stesso vera opera d'arte prodotta dalla Biennale, apre la sua stimolante introduzione con una barzelletta. Quella del somaro, del vecchio e del giovane.
Un vecchio sta su un somaro e i passanti lo criticano perchè avendo un figlio giovane non lo fa riposare sul somaro. Allora egli scende e fa salire il figlio; i passanti lo criticano perchè dicono: che giovane maleducato, non si prende cura del riposo di un anziano. Allora entrambi salgono e vengono demoliti per sfruttamento di un povero animale. Quindi decidono di andare a piedi e vengono criticati perchè avendo a disposizione un somaro non lo usano per riposarsi.

Ecco. Con la Biennale c'è solo da capire chi sia il somaro. Perchè qualcuno che giudica, a torto, specialmente tra i critici, c'è sempre. Qualcuno che rimane scontento c'è sempre e, altresì, qualcosa di grandemente stimolante, a partire dall'intelligenza di questa barzelletta che veicola il non giudizio, specialmente quando è sterile, c'è sempre.

Questa edizione, curata da Ralph Rugoff, sembra invece una Biennale finalmente libera, a differenza di quelle delle passate edizioni. Perchè non è smaccatamente una marchetta. Ha un'idea, un progetto, una visione e non ringrazia per forza di cose nessuna galleria. E' politica, fin dal titolo: MAY YOU LIVE IN INTERESTING TIMES.

La
frase apparsa nel 1936 nel giornale britannico Yorkshire Post, fu pronunciata per la prima volta come proverbio immaginario da un diplomatico britannico di stanza in Cina, come sorta di maledizione cinese.
L'articolo del Post riferiva il discorso tenuto da Sir Chamberlain al Parlamento inglese che, per rafforzare la visione citò il proverbio, a causa dell'ingresso delle truppe tedesche in Renania, minaccia alla sicurezza collettiva europea e scenario di difficoltà e caos, di insicurezza e crisi, in molte cose simile all'Europa di oggi. "Possa tu vivere in tempi interessanti" disse, aggiungendo che questa maledizione è sicuramente caduta su di noi. In realtà non è sicuro che questa frase sia veramente stata pronunciata e concepita in Cina e tantomeno che sia veritierae abbia in sè una vera maledizione. Essa trova posto perfetto però, data la sua natura enigmatica, come titolo a una Biennale sovrastata da una società in bilico tra menzogne politiche, fake news, irroramenti di fandonie che viaggiano in internet, nel cyberspazio e nella vità di tutti i giorni nel XXI secolo, creando un'instabilità culturale che ovviamente si riflette nelle opere d'arte degli artisti più visionari e sensibili.

Finalmente la serietà di un curatore inglese propone davvero delle scelte intellettuali e non di mercato.
Qui l'Arte viene intesa come collaborazione transitiva o transizione collaborativa, reiterando la bilocazione dei luoghi e degli artisti che si sdoppiano con lavori diversi sia ai giardini che all'arsenale, dando l'opportunità per una volta, di approfondirne il lavoro.

La polveriera austriaca, altresì nota come Arsenale, espone artisti per la seconda volta con cose diverse rispetto ai giardini. Di Jon Rafman, meraviglioso e indelebile, è il video di 96 minuti, che vorremmo rivedere all'infinito, anche per la sua capacità ipnotica, la cui visione di creatività non ha limiti. Crocevia di hypereality e post inernet assorto tra Quentin Matsys, i mostri marini di Durer, i diavoli di Hieronymus Bosch, Dalì, Goya, Magritte o Jeff Koons, egli propone il postmoderno con scenari in cui la caduta di barriere cerebrali, visive, intellettuali è totale.
Da sempre il favoloso e il grottesco hanno avuto una forte presa sull’immaginazione dell’uomo, quando appartengono a territori ai limiti dell’ignoto, ben lontani dalla banalità quotidiana. Ad esempio in "Sea monsters and medioeval maps" si racconta la fantastica storia dei mostri marini che i cartografi del passato avevano ritenuto opportuno raffigurare in aree del mondo ancora sconosciute: un avvertimento sui pericoli a cui si andava incontro avventurandosi in oceani lontani e misteriosi. Anche se i disegni appaiono come rappresentazioni fantastiche agli occhi dell’uomo moderno, erano in realtà fondati su incontri reali: un chiaro esempio di come mitologia e folklore si possano sviluppare da eventi realmente accaduti.
Allo stesso modo e proprio in quell'"oceano" contemporaneo che è internet, attraverso la scrittura automatica, il lavoro di Rafman si concentra sull'impatto emotivo, sociale ed esistenziale della tecnologia sulla vita odierna. Il giovane geniale artista canadese sviluppa sogni lucidi, surreali, paranoidi, comici attraverso il viaggio appunto, quasi dantesco, di una sexy protagonista dal cappello firmato SANAX, unico modo per molti di sopravvivere oggi,  che si aggira con un amichetto, solo gambette e testa, in scenari assurdi, liberando le nostre fobie, attraversando i peggiori incubi, incanalando un'energia anche mostruosa, che da sempre affascina l'uomo e le sue visioni artistiche, spesso distopiche.


Aya Ben Ron per Israele e la palestinese Larissa Sansour per la Danimarca sono altresi due momenti imperdibili ai giardini. L'uno perchè oltre a se stessa Aya ha ideato un ospedale, una cura visiva e animica assieme ad altri tre artisti che esplorano il rapimento di bambini immigrati mussulmani negli anni 50 60 in Israele, il cambio di identità sessuale di un artista, le cose non dette successe nel passato la cui necessità di dire è venuta a galla e un artista mascherato palestinese e sconosciuto che si esprime nei confronti del paese. Già la capacità di parlare guarisce, sia essa in ambito domestico, privato, sociale o politico, come fanno tutti e 4 i video. A ciascuno di essi è unito il parere di esperti, antropologi, psichiatri, che danno una seconda, terza lettura all'avvenimento artistico. La complessità del padiglione richiede tempo ma, di sicuro vale la pena spenderlo per imparare ad esternare ciò che non si ha il coraggio di dire o ammettere a se stessi. E questo, volenti o nolenti è già metà della cura, in una totale immersione e invocazione alla profondità, quindi.

Interessante anche la Romania con i lavori di Belu Simon Fainaru omaggio alla tradizione ebraica con un wishing wall, nei cui fori si devono inserire, previo desiderio, dei petali di rose. O l'installazione di letto materasso adagiato su tre lavatrici, anche queste, firmate Bosch.

    

Al di fuori del percorso Biennale, ma con estremo interesse e perfettamente calzante nel tema, anche per ridare sostanza a passaggi di artisti che brancolano nel vuoto cosmico, siamo tornati al pieno, esplorando con David Jaffe, Chief Curator of National Gallery di Londra, la diversità nel concepimento delle nuvole nelle opere in mostra su Canaletto e il 700 a Palazzo Ducale.
L'esperienza di lettura di un artista antico che tra i primi si è occupato del divario nel rapporto tra immaginazione e osservazione, realtà e fantasia seppur di 4 secoli addietro, è estremamente calzante al tema della biennale, adagiato tra fake news e dibattito reale.
Il biglietto vale anche solo per vedere il deretano cellulitico di una piccola Danae rivolta di schiena al suo pubblico che osserva impassibile e lasciva, la diatriba tra la Aquila e il cagnolino. Oppure i tre meravigliosi disegni che ritraggono con gesto paziente, contemporaneo, improvviso e minuto i corpi di Federico Zuccari and Co.


....to be continued






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