36 TORINO FILM FESTIVAL Loveless di Andrey Zvyagintsev

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22 Novembre 2018


C'è da dire che questi russi sono proprio potenti. Basti pensare all'altro capolavoro dell'anno TESNOTA e a questo di Andrey Zvyagintsev, che lascia basiti e attoniti. Altro che Woody Allen!!!

LOVELESS è un film ostile. Offre una fotografia plumbea, come il colore dei sentimenti che veicola.

 Ottimi attori. Facce perfette. Mancanza d’amore ovunque. Anche nella natura sterile, come le vite che nutre. Natura matrigna che sembra uscita da un quadro di Caspar Friedrich, come Abbazia nel querceto.

Cieli infiniti, tempeste, nebbia, foreste, ruderi e croci sono elementi ricorrenti nei paesaggi del pittore. La morte, tradotta in immagini ad esempio attraverso la raffigurazione di salici piangenti e di barche che si allontanano dalla costa, trova la sua massima espressione in una processione di monaci, intenti a reggere una bara, che si dirige verso il cancello di una chiesa in rovina, in uno scenario di funebre desolazione.
I monaci del quadro, equiparabili e simili al gruppo di ricerca che è pieno di amore, offre saggezza, buon senso e dedizione. Tutto quello che manca alla famiglia con questi due genitori inutili, in grado di riprodursi solo per egoismo. A scapito di Alyosha, il piccolo dodicenne protagonista, che ne subisce soprusi, insensibilità e degrado.

Una natura ostile, uscita da un quadro di Caspar Friedrich, emanazione di uno sturm und drang, fa si che mai una lacrima sgorghi in tutto il film. Vero che il russo è un popolo forte ma ciò indica proprio una mancanza d’amore e anche uno specifico ritratto della società che globalizzandosi si è snaturata e inaridita coe gli alberi secchi e le radici, che vediamo nella pelliccola e come i cuori dei due geniori degeneri.

Il film trattiene incollati ed è permeato da uno stato di tensione sottile che perdura nella affannosa ricerca del bambino scomparso. Nessun rimorso nemmeno all'obitorio.












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