Midsommar di Ari Aster - I corvi volano a schiere, le aquile da sole

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15 Luglio 2019

Partiamo dal meglio. Il punto di vista espressivo. In tal senso il film si distingue infatti per una certa visionarietà alimentata anche grazie all'ottima direzione della fotografia di Pawel Pogorzelski.

Coordinata dagli originali costumi di Andrea Flesch e le sublimi scenografie di Henrik Svensson esse contribuiscono a gettare lo spettatore in un clima fatato di fiori, onirisimo e astrattismo artistico. Dosati tra un passeggiata all'interno di un Botticelli, un'icona di grottesche Lottiane, simbolismi e arcaicità medioevali, su visi rubicondi e floridi simil-Arcimboldo, si stagliano graffiti e quinte architettoniche molto ben dipinte in decori sciamanici ed esoterici.
Le musiche di Bobby Krlic colpiscono un pò meno e a volte enfatizzano troppo la storia truce di Midsommar - Il villaggio dei dannati,  una fiaba oscura e allucinatoria che esplora diversi temi che vanno dalla potenza del gruppo in rapporto all'inesperienza e fragilità del singolo, dalla fedeltà verso se stessi all'influenza sociale, dall'eredità culturale che intreccia tradizioni e tabu, violenze e macchinazioni.
Trascendendo il genere horror e prefigurandosi come esperienza a se stante, le 2 ore e 40 risultano però troppe per reiterare concetti che si potevano trattenere, come la vescica alla hitckokiana memoria, agli 89 minuti.
 
Un vero peccato perchè alcuni dei temi toccati, oltre l'interesse sociologico come l'aderenza sempre maggiore dei singoli a sette e organizzazioni di gruppi semispirituali, da Osho in poi, in cui droga, sesso e Rolls Royce la facevano da padroni, solleva molti interessanti interrogativi e fa riflettere sull'attuale inanità dell'essere umano e la pochezza che lo contraddistingue. Come diceva mia nonna. "i corvi volano a schiere, le aquile da sole".

Dani rimane improvvisamente orfana e, a causa del trauma e/o di una fragilità interiore mai elaborata, si lega morbosamente e ancor più all'unico legame emotivo che le rimane; il fidanzato che, già in crisi prima quando la sopportava poco, dopo l'incidente ancora meno.  I due decidono, invitati dai compagni di studio di lui, di fare un viaggio esperienza in Svezia, a cui forzatamente Dani si autoinvita, forse proprio per l'incapacità di stare sola o per la dipendenza verso il ragazzo.

Costruendo l'intero villaggio svedese in territorio ungherese, Aster mette in scena un mondo in cui la lingua, la storia, la mitologia e le tradizioni collimano con il bisogno emotivo di Dani di ritrovare se stessa e andare avanti con la propria esistenza.
Ha dichiarato il regista: "Midsommar - Il villaggio dei dannati ha preso forma ben prima di Hereditary - Le radici del male il mio lungometraggio d'esordio.
Uscivo anni fa da una relazione durata tre anni e stavo riflettendo sulle conseguenze delle rotture sentimentali, quando ho cominciato a scrivere la sceneggiatura di quello che per me era un dramma familiare camuffato da horror. Sono partito da una semplice immagine: il fuoco sacrificale di un tempio e da lì ho immaginato la protagonista Dani Ardor che, alla ricerca di una catarsi, bruciava la scatola contenente tutti gli oggetti legati alla sua relazione sentimentale, come se volesse liberarsi definitivamente dal peso dei ricordi.

Pensando all'idea della vacanza, mi è venuta in mente la Svezia: ho chiesto allora al mio amico Svensson di aiutarmi a capire l'ambiente e la cultura della nazione, a me sconosciuti. Nel 2013, poi, Svensson ha avuto un piccolo ictus e per riprendersi è tornato nella sua terra, studiandone folklore e tradizioni pagane e mandandomi a Los Angeles i resoconti delle sue scoperte. Anch'io non sono stato da meno e, tuffandomi nelle ricerche, ho studiato le tradizioni nordiche, svedesi, inglesi e persino tedesche".

Da vedere per un tuffo visivo non solo da una rupe. Da non vedere per scene truci e violenze anche gratuite.

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