Broken di Mohammed Alatar_ "The Apartheid wall"

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01 Agosto 2019
 
DI ISRAELE IN PALESTINA, DELLA SERIE...  QUANDO LA STORIA ANZICHE' PROCEDERE TORNA INDIETRO

If International Law was as strong as the Wall, there wouldn’t be one!
                                                               Il produttore Stefan Ziegler



Elegante disamina sull'orrificante storia del “Apartheid Wall” di Israele in Palestina, BROKEN "rompe" proprio con gli stereotipi. Lascia i racconti passati come quelli seppur tragici dell'impatto terribile sulla vite quotidiane dei palestinesi, o l'intervento di artisti come Bansky per sensibilizzare l'opinione pubblica, perchè ne analizza invece, da un'originalissima prospettiva, la storia della promessa infranta dalla legge internazionale. 

Costruito con una suspence da thriller, il documentario tiene fino all'ultimo gli spettatori più sensibili con il fiato sospeso nell'aspettare il verdetto di giurie internazionali sul caso assurdo che vede da sempre Palestina e Israele contrapposti.

Il regista Mohammed Alatar in modo elegante e senza giudizio evidente, riesce in modo neutro a evidenziare gli errori internazionali insistendo sull'intersezione tra legge e politica in uno dei punti più problematici e persistenti del mondo e narrando in modo molto cinematografico questa triste storia.

Perchè
dopo che l'ICJ l’ha dichiarato illegale nel 2004, non è stato smantellato questo muro?
 
I pregi dei densi 52 minuti in cui si intervistano diplomatici, giornalisti, esperti di giurisprudenza di fama internazionale, militari israeliani che hanno costuito il muro, politici, giudici della CIG, delegati ONU, ministri sono molti: rendere edotti tutti quelli che non conoscono a fondo il problema del green line, degli insediamenti abusivi di Israele nei territori e della conseguente costruzione di un muro che è doppio di quello di Berlino, alto 700 metri. Assurdo.
Promuove la pace.
Sensibilizza l'opinione pubblica e la politica.
Elegantemente compie una narrazione tra storia e cavilli burocratici o legali che illumina appieno quanto c'è di buio nell'essere umano. Nel suo attuale documentario, Alatar tenta di spiegare perché non sia stato fatto nulla per impedire a Israele di continuare a costruire il Muro, nonostante il no di ICJ.

Stefan Ziegler, il brillante produttore  racconta che: "la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha dichiarato illegale il Muro e ha invitato gli Stati a sostenere il proprio parere consultivo. Sebbene i rappresentanti internazionali abbiano promesso il sostegno dei loro governi all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, finora non sono emersi risultati tangibili, al contrario, il Muro è  ormai lungo 700 km e alto il doppio del muro di Berlino. Come delegato del Comitato internazionale della Croce Rossa, e successivamente come capo dell'unità di monitoraggio barriera dell'ONU, e ora come produttore cinematografico, ho lavorato per documentare gli impatti del Muro dal 2005.  Quando la mia unità fu sciolta nel maggio 2013 a causa della mancanza di fondi e della mancanza di volontà, mi sono chiesto, potrei ignorare un argomento che conoscevo in modo più approfondito di quasi chiunque altro? 
Il focus dell’opera che abbiamo realizzato ispirandoci agli  impatti umanitari del muro in Cisgiordania - dice il regista Mohammed Alatar – vuole incentrarsi sul diritto internazionale, le sue promesse non mantenute, l'ICJ, il Muro di Israele in Palestina e i doveri e le omissioni della comunità internazionale: una rete intricata di legge, politica e potere, e di come la storia si rifiuti di voltare pagina continuando ad influenzare drammaticamente la vita quotidiana di molte persone che vivono li. 
Il film, la cui realizzazione ha visto il cineasta viaggiare attraverso tre continenti per raggiungere proprio le persone le cui deliberazioni sono quelle che danno forma al futuro del diritto internazionale, dei diritti umani e, in definitiva, della pace,

Mohammed Alatar, uno dei maggiori registi di documentari della cinematografia palestinese, tra i cui mentori Oliver Stone e Yousef Chahin, «persone che fanno film con un messaggio, non solo intrattenimento», per il suo profondo impegno verso i diritti umani e la lotta del suo popolo, si definisce più come attivista che come cineasta.
Usa la sua opera per promuovere le sue convinzioni in tutto il mondo, dando spazio alle cause e ai valori che difende.
Nel 2006 ha pubblicato «The Iron Wall», un film sull'insediamento degli insediamenti israeliani nella West Bank, che copre anche la controversa costruzione del muro israeliano. Il film sostiene che gli insediamenti sono l'aspetto visibile di una strategia per l'occupazione permanente del territorio. «The Iron Wall» segue la cronologia degli insediamenti ed esamina i loro effetti sul processo di pace.
Riferendosi  al film, l'ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter ha dichiarato: "La migliore descrizione del Muro, il suo  impatto sulla vita della gente è mostrata nel film ‘The Iron Wall’".
Nel 2008, Mohammed Alatar ha pubblicato "Jerusalem -the East Side Story", uno dei documentari politici più visti in Palestina. Presenta gli effetti e le ingiustizie dei 42 anni di occupazione israeliana di Gerusalemme Est .
E stato presentato al Cineforum Palestina dell’AAMOD in un Focus su Gerusalemme il 15 Maggio scorso, il giorno della recorrenza della Nakba, la “catastrophe”palestinese, scelto da Trump di spostare l’Ambasciata USA da Tel Aviv alla Città Santa.


 

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