76 VENEZIA_American Skin di Nate Parker

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02 Settembre 2019


"Great countries are Great because they do not kill you, but heal you. They are Great because they do not kill you, but they protect you. They do not take you to jail, but they liberate you".

American Skin è un film intelligente, adamantino, pieno di sfaccettature, che solleva, con la stessa leggerezza di una palla da baseball di piombo, molte tematiche pressanti nell'America sempre più divisa di oggi, grazie a un Trump sempre più cotonato e all'odio che imperversa ovunque.
Partiamo dal bellissimo titolo. Con la pelle si ama, si suda, si tocca, si vivono emozioni. Non dovrebbe contare se questa sia americana, africana, cinese o asiatica. Pare si tocchi una questione di pelle anche nell'uccidere.

Infatti forse non tutti sanno che American Skin (41 Shots) è una canzone di Bruce Springsteen ispirata alla morte di Amadou Diallo, dovuta all'esplosione di 41 colpi di arma da fuoco, di cui 19 andati a segno, da parte della polizia di New York nel 1999. Eseguita per la prima volta in concerto ad Atlanta il 04 giugno 2000, il brano eseguito portò ad alcune controversie nella città, dove il sindacato degli ufficiali di polizia, cercò persino di boicottare il concerto del cantante. 

Da allora ad oggi il film, come la canzone, narra le bugie dei media, il potere dei bianchi, l'assurdità di una giustizia semplicemente ingiusta, che corre a due binari per i bianchi e per i neri in America, in modo differente; essa non conta le diverse aggressioni, le uccisioni da parte di polizia verso gli afroamericani, e risulta chiaro come il cristallo che non c'è una giustizia equilibrata. E che spesso non c'è stato nemmeno un processo. Come nel caso del film.
Lincoln Jefferson è un veterano della Marina – ora bidello in una prestigiosa scuola media in California – che cerca di recuperare il rapporto con il figlio dopo il divorzio. Un giorno, in seguito a un banale controllo della polizia, il ragazzo viene ucciso, ma l'agente colpevole di avergli sparato viene dichiarato innocente senza essere processato. Deluso dal fatto di non aver avuto un procedimento equo, Lincoln prenderà in ostaggio l'intera stazione di polizia, mettendo su lui stesso un vero e proprio processo dove la giuria sono i detenuti e la gente comune, sostituendosi di fatto allo Stato per dare finalmente giustizia al figlio.
Privato di un processo equo a seguito della morte del suo unico figlio adolescente per mano del poliziotto bianco, American Skin segue le orme di La parola ai giurati e Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet, raccontando le azioni disperate di un veterano di guerra di colore che attraverso un montaggio sopraffino e capovolto, fatto di flashbacks e intrusioni visive racconta l'irraccontabile.

Il film solleva molte questioni vitali; il senso del patriottismo ad esempio, dove chi serve la patria, ricschiando la vita, come fa il protagonista, viene da essa gettato via come un guanto di plastica; le paure dei neri e della loro incolumità nella vita di tutti i giorni, nella quotidianità; altro nodo le armi in America e la facilità nel reperirle; le guerre e i loro disastri come con l'Iraq e i suoi soldati, e il problema dei molti uomini che tornano dai campi di combattimento con malattie, cancri, psicologie sberciate, attacchi, sindromi postraumatiche da stress; dal Vietnam in poi, la storia è nota e ha infarcito milioni di pellicole. Anche qui nel film, si esplora questo; Omari Hardwick, l'amico di Nate Parker, è anch'egli reduce e sta morendo di metastasi.

Poi, per come è strutturato, fin dall'apertura, il film tocca l'ambito dei giovani, della loro creatività e quanto si sia disposti a sacrificare e generare per la costruzione di un video, di un film, oggi un'attività, che a partire da instagram a Facebook ai social media è molto diffusa. America Skin parte infatti da un tema di scuola, una video intervista a un padre che ha perso il figlio, il quale poi prenderà in ostaggio anche i due giovani studenti videomakers, in una spirale emblematica e assassina tra realtà e finzione, i cui confini diventano sempre più slabbrati e allucinanti.
Altro tema utile è quindi quello della creatività, del cinema, dell'arte e di come solo attraverso essa pare possibile affrontare il tema della giustizia e del dialogo tra parti contrapposte: in sostanza una comunixcazione sana e ed equilibrate che possa stempereare una volta per tutte conflitti e errori.

Il film è poi molto toccante e commovente in diversi punti, ad esempio quando in bagno viene rivelato il verdetto sulla sorte dell'agente di polizia. "Non puoi cambiare il passato", si dice, ed è vero, ma forse, per il futuro ancora qualche margine c'è.

 


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