76 VENEZIA_Joker di Todd Phillipps_Diatriba tra follia e genialità

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01 Settembre 2019

Cos'è la follia? E cos'è la genialità? Chi meglio di Joaquin Phoenix, qui solo solo Arthur Fleck, anima segreta di un Joker ante-litteram, poteva interpretare il ruolo di un uomo fragile ma violento, sensibile ma esasperato, affettuoso
con la madre, i colleghi e i bambini, ma con istinto omicida e un'aggressività latente? Un uomo la cui risata fa ridere e piangere allo stesso tempo. Essa magistralmente e con un lavoro accurato di mesi di training, nasconde ironia, dolore e cattiveria, riversata a 44 denti e munita di un cartellino da mostrare agli altri che indica la malattia, il disagio. Il tutto si plaesa in un'interpretazione da Oscar che gli auguriamo di vincere e posizionare in bella vista sulla mensola più in vista del living room.
Sa danzare, è dimagrito 20 kili, ricopre un ruolo di grande eleganza visiva sia in tema di colori che di movimenti ed espressioni di danza o facciali. Ecco già lui - un Phoenix in piena forma - basta e fa tutto il film. Si aggiunga poi a questo una serie di tematiche interessantissime e multistrati, come una torta nuziale a più livelli, che aspetta inerme di esserre sbranata, fagocitata dagli ospiti, in questo caso degli empatici spettatori, per scoprire solo alla fine che era andata male.
Ad esempio, come l'individuo sia solo. Solo, nel suo solipsismo sociale, eventuale, genitoriale e cosmico. Un solispsimo che si estende però anche alle istituzioni, quando una persona disagiata ha bisogno di aiuto, di terapie, di esperti, coloro che, in una New York sempre più egoista, autereferenziale e cara, vengono tagliati, come i nervi dei pazienti che li richiedono.
"Mi ha sempre attratto la complessità di Joker e ho pensato che sarebbe stato interessante esplorarne le origini visto che nessuno lo aveva ancora fatto" - racconta il regista. "Parte del suo mistero stava proprio nel non avere un’origine definita, quindi Silver Scott e io ci siamo seduti a scrivere una versione di come poteva essere prima che tutti lo conoscessimo. Abbiamo conservato certi elementi canonici e abbiamo ambientato la storia in una fatiscente Gotham City a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, epoca a cui risalgono alcuni grandi studi di personalità del cinema che amo. L'abbiamo scritta pensando a Joaquin Phoenix perché quando recita è capace di trasformarsi e va sempre fino in fondo. Speriamo di aver creato un personaggio per il quale emozionarsi, per cui parteggiare, fino al punto in cui non sarà più possibile".
Arthur Fleck, attore comico fallito ed ignorato dalla società, vaga per le strade di Gotham City iniziando una lenta e progressiva discesa negli abissi della follia, sino a divenire una delle peggiori menti criminali della storia.
Anche questa tematica la solitudine e le difficoltà di chi sceglie l'arte si può annoverare tra le tematiche sotteranee del film. Diretto da Todd Phillips e sceneggiato dallo stesso con Scottt Silver, Joker racconta la storia delle origini di Joker, l'arcinemico per eccellenza di Batman che prima di essere tale è stato solo Arthur Fleck, un uomo ignorato dalla società.
Con la direzione della fotografia di Lawrence Sher, si sono ottenute delle immagini ambivalenti, proprio come la personalità sarcastica e omicida di Joker, immagini che ondeggiano tra i colori accesi primari del clown e una sorta di appanatura che forse contribuisce ad acuire la nebbia mentale del personaggio.
Anche le scenografie di Mark Friedberg giocano un ruolo importante slabbrando una New York cattiva, insensibile, buia e grigia, virata nel vuoto di spazi adombati dal nulla.
Ancora ottimi i costumi di Mark Bridges e le musiche di Hildur Guðnadóttir, Joker rappresenta un punto di svolta per i cosiddetti fumettoni cinematografici: pur facendo riferimento all'universo di Batman e dei fumetti DC Comics, la storia è infatti del tutto originale e autonoma e offre il ritratto di un uomo che cerca un proprio posto in una società in frantumi. Co
Nella Gotham City del 1981, regno di crimine e corruzione, Arthur Fleck si guadagna da vivere come pagliaccio, esibendosi per turisti e bambini, ma sogna di raggiungere la fama come monologhista e comico, al pari del suo personale mito: il conduttore di talk show Murray Franklin. La gente però non fa mai ciò che Arthur si aspetti che faccia. Con tormenti interiori che gli rodono l'anima, Arthur è anche alle prese con la madre malata, una donna che continua a rimuginare sempre su quanto siano in obbligo con lei i suoi ex datori di lavoro, la famiglia Wayne. Per Arthur, la vita è così brutta che non gli rimane altro che il sorridere. Man mano che si lascia avvolgere dalla spirale che lo trasforma nell'attento assassino che deve diventare, emergono tutti i dettagli del suo essere in crisi e nemmeno la relazione sentimentale con la vicina Sophie riesce ad evitare il peggio.

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