76 VENEZIA_La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco

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02 Settembre 2019

Il fascino della sagra di Paese

Maresco, come seguito a Belluscone, mette in scena Palermo. Una Palermo spesso in bianco e nero che diviene città e protagonista, ricca di contraddizioni e risvolti, macchiette e sicari, brave persone e criminali. Da tempo non si sentiva ridere così a crepapelle e di cuore tutti i numerosissimi giornalisti accreditati in sala Darsena per l'anteprima stampa. Una specie di capolavoro; denuncia e ironia, surrealismo e indagine d'inchiesta; formula vincente.

Ciccio Mira è un impresario che lavora in una televisione privata di Palermo. Organizza feste, sagre di paese, con cantanti neomelodici, nella Zen, zona edilizia nord, quartiere diffiicile e disastrato. Proprio qui gli viene commissionata una festa a 25 anni dalle stragi di Capaci e via D'Amelio in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, quasi per commemorarli. Diciamo quasi perchè poi nè il produttore, nè gli artisti, vogliono proferire parola nè contro le mafie nè verso i due giudici eroi. In una spirale discendente, produttore e impresario, cadono dal cuore di tutti.
Per fare il film, il diabolico e cinico regista Franco Maresco trova impulso in un suo recente lavoro dedicato a Letizia Battaglia, definita dal New York Times una delle "undici donne che hanno segnato il nostro tempo" e al centro del documentario Shooting the Mafia di Kim Longinotto. La fotografa ottantenne che con i suoi scatti, ha raccontato le guerre di mafia. ancora è ribelle e antiestablishment. Maresco sente quindi il bisogno di affiancare a Ciccio Mira, Letizia, figura proveniente dall'altra parte della barricata, coraggiosa e indomita reporter, contrapposta a un servo del potere.

La mafia non è più quella di una volta nasce nel 2017 quando, diretto e sceneggiato da Franco Maresco, si compie un viaggio in mafia e antimafia, su Palermo e cosa la città sta diventando, con le sue contraddizioni, la sua vita surreale, la sua simpatia e intelligenza, i suoi dolori. Scene asssurde come lo zio Michele che gira con un polipo appena pescato fresco fresco in mano, fuori dal finestrino della macchina, la maglietta di Cristian Miscel con scritto glamor  (e non sono errori di stampa, ma si scrivono così come pronunciati), l'animazione di figure e cartoni animati con la pistola, inserti narrati e disanime tra i mercati e rioni fanno del film una godevolissima ora e trenta, oltre a uno strumento di denuncia di mafie, collusi, cantanti neomelodici e l'arte più autentica che c'è: la vita del popolo!


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