"Ciboh", L'arte del nutrimento | Palazzo Reale | Milano

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'Se l'uomo non appetisse il cibo o non provasse stimoli sessuali, il genere umano finirebbe subito'
Da una lettera del poeta Olindo Guerrini a Pellegrino Artusi
Alla lettera di Guerrini verrebbe da aggiungere la volontà e la necessità viscerale di alcuni esseri umani, ancor prima di aver mangiato e fatto sesso, di annusare, vedere e comprendere un'opera d'arte.
Cose che, sarei tentata di affermare, avvicinano ancor di più a Dio, all'orgasmo o comunque al passaggio di dimensione. Sembra quindi un eufemismo che si trasforma in tautologia, ma proprio l'arte nutre il corpo, l'anima, il cervello! E non serve quindi altro. Sulle basi di questo presupposto e con lo stesso potente intento gli artisti presenteranno su dei vassoi le loro opere d'arte, che si propongono di nutrire i fruitori.
Vassoi sorretti da cinque modelle statuarie, avvolte nella pellicola per alimenti che, su di un piedistallo, offriranno come alleata la loro bellezza volta a penetrare ciascun lavoro di Ciboh.Tre quindi gli elementi: carne umana di corpi plastificati e sacrificati sotto vuoto, vassoi avvolti dalla pellicola per cibo che contengono all'interno una tela, in alcuni casi vuota in altri piena di colore, a sorpresa di chi l'acquisterà e, su di essi, opere realizzate con alimenti.
Vediamo come. Manuela Carrano presenta Sarò buona, una dormiente in cioccolata, adagiata su un materasso di seta, dove la scritta, fatta di spilli, promette quello che non manterrà. La dicotomia tra l'apparire e l'essere, in una società di promesse disattese, crea altresì un immediato corto circuito tra i materiali usati: cioccolato e spilli, e lascia con un interrogativo inquietante:' e quando la dormiente si sveglierà?'
Martin Pereyra, artista italo-argentino, crea invece i Food Art Tray, vassoi-opere d'arte su cui altre opere, fatte di ossa e carne sottovuoto dilatano una tematica sulla presa di consapevolezza di una realtà che va sempre più verso l'ibernazione alienante e alienata. David Reimondo è l'autore di Filters, opere che contengono anime, una sorta di teiere del post paradiso in cui un liquido amniotico blu simboleggia il nostro destino che vi galleggia dentro. Andrea Bianconi raccoglie nei suoi Contenitori di privacy, veri e propri imbuti più simili a dei caleidoscopi dotati di coscienza, fragole o caramelle e immagini intime di quotidianità. Infine Tamara Ferioli, con Luce in te propone una scultura di donna-lampada realizzata con bustine di te, emanando una luce che fa riflettere sul rapporto casa, nutrimento, alimenti. Nelle sue opere infatti la Ferioli usa brodo, campari, latte o vino volendo significare come l'influenza delle origini sulla vita di tutti i giorni si intreccia sia con il rapporto familiare che con l'arte.
Il piedistallo, come il vassoio, come il materasso sono destinati quindi ad accogliere le relazioni artista-pubblico-luogo. E diventano una sorta di installazione non solo architettonica, ma umana: un "chiosco della visione, un perno di consapevolezza o una cattedra del pensiero", preposti alla fruizione, alla conoscenza, e perchè no, alla conseguente discussione. Un pò come avviene a Londra allo Speaker's Cornerdi Hyde Park dove, chi vuole, dice quello che vuole. Solo che qui si tratta di immagini, sculture e cibo: anche e, soprattutto per l'anima. PROSIT
Gaia Serena Simionati



PALAZZO REALE
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