Les femmes fortes de l'art_Le signore dell'arte a Palazzo Reale

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01 Marzo 2021

"Chi dice donna, dice danno - chi dice femmina, dice malanno. Chi dice Olimpia Maidalchini, dice donna, danno e rovina".' Se colui che ha partorito una tal frase avesse potuto essere a Palazzo Reale stamani si sarebbe di sicuro ricreduto. Considerando infatti le capacità artistiche del genere femminile, in una faticosa esplosione di quel talento non solo pittorico, ma anche umano, materno, letterario, imprenditoriale a cui la donna oggi deve rispondere, mai mostra fu più efficace!In tempi assai duri, quelli di un Alberto Genovese come tanti, dove facile.it diventa difficile.it, ovviamente non solo per le sue di donne ma per tutte, si assiepano pensieri.
 
Tempi in cui in questo caldo italico paese avviene un femminicidio al giorno. Dove l'otto marzo e la festa delle donne si avvicinano, lasciando ahimè ben poco da festeggiare tra soprusi, violenze, ingiusti giochi di potere che nemmeno lontanamente equiparano la discriminazione di genere a coloro di noi che sono a pezzetti nel frigo e che, tra un cubetto di ghiaccio e l'altro, non hanno la facoltà di rispondere ai loro carnefici.
Ecco io vorrei tanto accompagnare, sia come critico che come donna, un Genovese per tutti, a visitare Le Signore dell'arte, un droga party di bellezza, con una mia spiegazione sociale oltre che artistica, quando - spero mai - sarà libero. Vorrei tanto che un giudice onesto non lo scarcerasse, ma gli imponesse, in gabbia, di studiare chi siamo, donne, signore, femmine, cosa abbiamo fatto e da dove veniamo. Rispetto almeno intellettuale, se non fisico!

In cotal nefasto contesto, quale peggior concomitanza potrebbe accogliere a Milano una stupefacente mostra di Palazzo Reale, sulla potenza, intelligenza, versatilità, sensibilità, professionalità, caparbietà delle donne, oltre che artiste del 500 - 600, se non per reiterare la Nostra capacità di bellezza e resilienza?
A rispondere ci pensano loro: Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, Fede Galizia, Elisabetta Sirani, Marietta Robusti detta la Tintoretta, Giovanna Garzoni e molte altre. Con la loro eleganza, forza, bellezza e caparbietà sono riuscite ad affermarsi nel panorama pittorico mondiale nonostante soprusi, vessazioni, violenze fisiche, carnali e intellettuali, interdizione ad accademie pubbliche come quella di San Luca, notoriamente aperte solo a uomini. Esse sono la dimostrazione evidente che ancora una volta le donne, se vogliono, ce la fanno a discapito di tutto e tutti. Anche in campo artistico dove raffinatezza, equilibrio, consapevolezza di sè e delle proprie doti adombrano anche il peggior malintenzionato. Senza dimenticare che la creazione è donna, dato che solo essa sa donare la vita, che è fonte di creatività in primis, l’eccelsa forma, superiore a tutto, di cui l'uomo non è dotato. Basta quindi con questi maschilismi, anche artistici. Critici d’arte di potere solo uomini, artisti di potere solo uomini, insegnanti di potere solo uomini... Essendo e rimanendo ancora oggi nel 21esimo secolo ancorati ad una parità di genere inesistente, insulsa e obsoleta, ferma appunto al XVI secolo. Questa mostra assume quindi anche un'altra connotazione, di revanscismo storico. Non è solo l’insieme di bellissimi e potentissimi quadri, 133 per l’esattezza, alcuni visibili per la prima volta, alcuni restaurati per l’occasione, sempre e solo fatti da donne, grandi donne disposte a tutto pur di non smettere di produrre. Certo il caso più conosciuto è quello di Artemisia Gentileschi,una sorta di wonderwoman antesignana che, oltre ad essere orfana di madre fin da piccola, a subentrarle nelle varie responsabilità della conduzione familiare come la gestione della casa, del vitto, della custodia dei tre fratellini minori e a imparare il mestiere dal padre, fu violentata ad opera di Tassi, un collega amico di Orazio, subì angherie, un processo. Probabilmente si vendicò con metafore, continuando poi a produrre capolavori con soggetti virago, contro uomini che andavano evirati e decapitati, soggetti mitologici e profani che fece suoi, sentendoli così vicini dopo le violenze subite. Prima da un’artista che da inferiore quale era, la temeva e a cui rimaneva come unico sfregio la violenza per tentare stupidamente di esserle superiore, forse solo in posizione fisica. Di sicuro non in quella intellettuale e produttiva. E poi anche dalla giustizia e dalla società che le addossarono colpe e onta pubblica. Fu così che ebbe inizio la vicenda processuale che segna un momento cupo della letteratura antropologica e giuridica di primo seicento. La Gentileschi traumatizzata dall'abuso sessuale fu limitata sotto il profilo professionale, ma anche mortificata come persona. Ella, tuttavia, affrontò il processo con una notevole dose di coraggio e forza di spirito: cosa non da poco, considerando che l'iter probatorio fu tortuoso, complicato e particolarmente aggressivo. Il corretto funzionamento dell'attività giudiziaria, infatti, fu costantemente compromesso dall'impiego di falsi testimoni che, incuranti dell'eventualità di un'accusa per calunnia, arrivarono a mentire spudoratamente sulle circostanze conosciute pur di danneggiare la reputazione della famiglia Gentileschi. Ciononostante le sue opere risultano sublimi, non solo perchè di maniera caravaggesca racchiudono quel gioco di luci ed ombre anche parte della vita stessa che essa visse sulla sua pelle. Ma anche per le tematiche prescelte. Una su tutti Susanna e i vecchioni conferma la brutalità di quanto vissuto e un monito, anche terapeutico. Oppure laMaria Maddalena proveniente da Beirut e David con la testa di Golia che sostituì inconsciamente con quella di Tassi. Cosi come Giale e Sisara in cui saltano teste a go go e la lezione di Caravaggio si manifesta nei marcati effetti chiaroscurali e nell'impaginazione scarna della scena che, nella sua apparente essenzialità, appare fintamente serena. Anche il corpulento Suicidio di Cleopatra proveniente dalla collezione Cavallini Sgarbi può alludere alla involontaria morte della seduzione, così come Giuditta con la testa di Oloferne emblema di donna che salva il suo popolo, (o la sua famiglia) da un re assiro che si invaghisce di lei. Come lei altre. Ad esempio la bolognese Elisabetta Sirani che si privò di ogni orpello che potesse definirla femminile, non si sposò mai e dedicò anima e cuore, tutto solo ed esclusivamente al suo lavoro, auto promuovendosi con collezionisti, mecenati, appassionati e facendo da se, il primo ufficio stampa dell’epoca oltre che la mercante di se stessa, confermando quella capacità solo femminile dell'ominiscenza e multitasking. Da non perdere la sua Cleopatra o la sua Circe che rende gli uomini porci, anche se spesso lo sono già, ma non con una trasformazione fisica. In realtà il pennello che tiene in mano, il libro di geometrie esoteriche e la sua erudizione tentano di riconvertire istinti maschili basici in cervelli più evoluti. Metafore intelligenti e creazione sottile vanno di pari passo; proprio quello che ci vorrebbe per un Genovese per tutti. Riposizionargli il cervello sul bello, la creazione e i valori.
Imperdibile poi un picccolo quadretto: la Canina con biscotti e una tazza cinese di Giovanna Garzoni dove tutta la delicatezza e la dedizione femminile alle piccole cose familiari e casalinghe si staglia netta nella sua semplicità.
Concludo lasciando spazio a un Vasari sempre sul pezzo che disse così: "E gran cosa che in tutte quelle virtù e in tutti quelli esercizi nè quali, in qualunche tempo, hanno volute le donne intromettersi con qualche studi elle siano sempre riuscite eccellentissime e più che famose, come con una infinità di esempli agevolmente potrebbe dimostrarsi".
Almeno uno nella storia ci ha capite ! Giorgio Vasari.
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