Tiziano e le donne del 500 veneziano a Palazzo Reale

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22 Febbraio 2022

"Chi dice donna, dice danno - chi dice femmina, dice malanno. Chi dice Olimpia Maidalchini, dice donna, danno e rovina".'
Se colui che ha partorito una tal frase avesse potuto essere a Palazzo Reale stamani si sarebbe di sicuro ricreduto. Considerando infatti le capacità intellettuali del genere femminile, in una faticosa esplosione di quel talento non solo pittorico, ma anche umano, materno, letterario, imprenditoriale a cui la donna oggi deve rispondere, mai mostra fu più efficace!
Cristallizzate, capite, incoronate, abbellite da occhi autentici dei pittori cinquecenteschi e da cervelli che hanno colto che le donne ti arricchiscono. In primis Tiziano che fu con Orsa, Lavinia,  rispettivamente moglie, sorella e figlia circondato e arrichito da loro.
Mai timing fu infatti più esatto per riflettere sul meraviglioso universo femminile.
Tempi in cui in questo caldo italico paese avviene un femminicidio al giorno. Dove l'otto marzo e la festa delle donne si avvicinano, lasciando ahimè ben poco da festeggiare tra soprusi, violenze, ingiusti giochi di potere che nemmeno lontanamente equiparano la discriminazione di genere a coloro di noi che sono a pezzetti nel frigo e che, tra un cubetto di ghiaccio e l'altro, non hanno la facoltà di rispondere ai loro carnefici.

Ecco io vorrei tanto accompagnare, sia come critico che come donna, a visitare Tiziano e le signore del 500 veneziano con una mia spiegazione sociale oltre che artistica, tutti coloro che le donne non le amano, non le capiscono, non le nutrono. 

Milano presenta quindi una stupefacente mostra a Palazzo Reale sulla bellezza, erudizione, potenza, intelligenza, versatilità, sensibilità delle donne del 500. Scopo? Riaprirsi a livello internazonale con prestiti  importanti Sanpietroburgo, Vienna,dopo due anni di chiusura ahimè anche verso l'arte e reiterare la proprulsione tutta femminile a bellezza e resilienza.
 

A rispondere ci pensano loro: le Donne con al D maiuscola quelle viste da Tiziano, Palma il Vecchio, Cariani, Giorgione, Lotto, Veronese e Tintoretto e molte altre.

Con la loro eleganza, forza, bellezza e caparbietà sono riuscite ad affermarsi nel panorama pittorico mondiale nonostante soprusi, vessazioni, violenze fisiche, carnali e intellettuali, interdizione ad accademie pubbliche come quella di San Luca, notoriamente aperte solo a uomini. Esse sono la dimostrazione evidente che ancora una volta le donne, se vogliono, ce la fanno a discapito di tutto e tutti. Anche in campo artistico dove raffinatezza, equilibrio, consapevolezza di sè e delle proprie doti adombrano anche il peggior malintenzionato. Senza dimenticare che la creazione è donna, dato che solo essa sa donare la vita, che è fonte di creatività in primis, l’eccelsa forma, superiore a tutto, di cui l'uomo non è dotato. Basta quindi con questi maschilismi, anche artistici. Critici d’arte di potere solo uomini, artisti di potere solo uomini, insegnanti di potere solo uomini... Essendo e rimanendo ancora oggi nel 21esimo secolo ancorati ad una parità di genere inesistente, insulsa e obsoleta, ferma appunto al XVI secolo. Questa mostra assume quindi anche un'altra connotazione, di revanscismo storico. Non è solo l’insieme di bellissimi e potentissimi quadri, 133 per l’esattezza, alcuni visibili per la prima volta, alcuni restaurati per l’occasione, sempre e solo fatti da donne, grandi donne disposte a tutto pur di non smettere di produrre. Certo il caso più conosciuto è quello di Artemisia Gentileschi,una sorta di wonderwoman antesignana che, oltre ad essere orfana di madre fin da piccola, a subentrarle nelle varie responsabilità della conduzione familiare come la gestione della casa, del vitto, della custodia dei tre fratellini minori e a imparare il mestiere dal padre, fu violentata ad opera di Tassi, un collega amico di Orazio, subì angherie, un processo. Probabilmente si vendicò con metafore, continuando poi a produrre capolavori con soggetti virago, contro uomini che andavano evirati e decapitati, soggetti mitologici e profani che fece suoi, sentendoli così vicini dopo le violenze subite. Prima da un’artista che da inferiore quale era, la temeva e a cui rimaneva come unico sfregio la violenza per tentare stupidamente di esserle superiore, forse solo in posizione fisica. Di sicuro non in quella intellettuale e produttiva. E poi anche dalla giustizia e dalla società che le addossarono colpe e onta pubblica. Fu così che ebbe inizio la vicenda processuale che segna un momento cupo della letteratura antropologica e giuridica di primo seicento. La Gentileschi traumatizzata dall'abuso sessuale fu limitata sotto il profilo professionale, ma anche mortificata come persona. Ella, tuttavia, affrontò il processo con una notevole dose di coraggio e forza di spirito: cosa non da poco, considerando che l'iter probatorio fu tortuoso, complicato e particolarmente aggressivo. Il corretto funzionamento dell'attività giudiziaria, infatti, fu costantemente compromesso dall'impiego di falsi testimoni che, incuranti dell'eventualità di un'accusa per calunnia, arrivarono a mentire spudoratamente sulle circostanze conosciute pur di danneggiare la reputazione della famiglia Gentileschi. Ciononostante le sue opere risultano sublimi, non solo perchè di maniera caravaggesca racchiudono quel gioco di luci ed ombre anche parte della vita stessa che essa visse sulla sua pelle. Ma anche per le tematiche prescelte. Una su tutti Susanna e i vecchioni conferma la brutalità di quanto vissuto e un monito, anche terapeutico. Oppure laMaria Maddalena proveniente da Beirut e David con la testa di Golia che sostituì inconsciamente con quella di Tassi. Cosi come Giale e Sisara in cui saltano teste a go go e la lezione di Caravaggio si manifesta nei marcati effetti chiaroscurali e nell'impaginazione scarna della scena che, nella sua apparente essenzialità, appare fintamente serena. Anche il corpulento Suicidio di Cleopatra proveniente dalla collezione Cavallini Sgarbi può alludere alla involontaria morte della seduzione, così come Giuditta con la testa di Oloferne emblema di donna che salva il suo popolo, (o la sua famiglia) da un re assiro che si invaghisce di lei. Come lei altre. Ad esempio la bolognese Elisabetta Sirani che si privò di ogni orpello che potesse definirla femminile, non si sposò mai e dedicò anima e cuore, tutto solo ed esclusivamente al suo lavoro, auto promuovendosi con collezionisti, mecenati, appassionati e facendo da se, il primo ufficio stampa dell’epoca oltre che la mercante di se stessa, confermando quella capacità solo femminile dell'ominiscenza e multitasking. Da non perdere la sua Cleopatra o la sua Circe che rende gli uomini porci, anche se spesso lo sono già, ma non con una trasformazione fisica. In realtà il pennello che tiene in mano, il libro di geometrie esoteriche e la sua erudizione tentano di riconvertire istinti maschili basici in cervelli più evoluti. Metafore intelligenti e creazione sottile vanno di pari passo; proprio quello che ci vorrebbe per un Genovese per tutti. Riposizionargli il cervello sul bello, la creazione e i valori.
Imperdibile poi un picccolo quadretto: la Canina con biscotti e una tazza cinese di Giovanna Garzoni dove tutta la delicatezza e la dedizione femminile alle piccole cose familiari e casalinghe si staglia netta nella sua semplicità.
Concludo lasciando spazio a un Vasari sempre sul pezzo che disse così: "E gran cosa che in tutte quelle virtù e in tutti quelli esercizi nè quali, in qualunche tempo, hanno volute le donne intromettersi con qualche studi elle siano sempre riuscite eccellentissime e più che famose, come con una infinità di esempli agevolmente potrebbe dimostrarsi".
Almeno uno nella storia ci ha capite ! Giorgio Vasari. 





Figure femminili nobili, colte, forti che con fierezza colpiscono il visitatore in tutta la loro potenza visiva ed estetica.


Realizzata in collaborazione con il Kunsthistorisches museum di Vienna, resterà aperta al pubblico fino al 5 giugno 2022 – Galleria fotografica
Palazzo Reale apre il 2022 con una grande mostra dedicata all'immagine della donna nel Cinquecento nella pittura del grande maestro Tiziano e dei suoi celebri contemporanei quali Giorgione, Lotto, Palma il Vecchio, Veronese e Tintoretto. "Questa che presentiamo oggi, oltre ad essere una straordinaria mostra su un protagonista assoluto del Cinquecento che fu punto di riferimento per tutti i suoi contemporanei, è una mostra storica e sociale che indaga la nuova prospettiva con cui le donne venivano ritratte in virtù di un ruolo più centrale nella società, nella letteratura quindi anche nell'arte – dichiara l'assessore alla Cultura Tommaso Sacchi –.

Una produzione importante che conferma il livello internazionale della proposta artistica di Palazzo Reale". La mostra, aperta dal 23 febbraio al 5 giugno 2022, è promossa e prodotta da Comune di Milano, Palazzo Reale e Skira editore, in collaborazione con il Kunsthistorisches museum di Vienna. La Fondazione Bracco è main partner dell'esposizione, mentre il Corriere della Sera è il media partner. L'allestimento e la grafica sono progettati da Pierluigi Cerri Studio.

La mostra è curata da Sylvia Ferino, già direttrice della Pinacoteca del Kunsthistorisches Museum, coadiuvata da un prestigioso comitato scientifico internazionale composto da noti studiosi del settore, quali Anna Bellavitis, Jane Bridgeman, Enrico Maria Dal Pozzolo, Wencke Deiters, Francesca Del Torre, Charles Hope, Amedeo Quondam. Il libro che accompagna la mostra è pubblicato da Skira in tre edizioni, italiana, tedesca e inglese. 
Circa un centinaio le opere esposte di cui 47 dipinti, 16 di Tiziano, molti dei quali in prestito dal Kunsthistorisches museum di Vienna, cui si aggiungono sculture, oggetti di arte applicata come gioielli, una creazione omaggio di Roberto Capucci a Isabella d'Este (1994), libri e grafica. 
"Questa mostra parla della donna dipinta da Tiziano e dai suoi contemporanei: di bellezza, eleganza e sensualità, e del ruolo tutto particolare che la loro rappresentazione acquistò nella Venezia del Cinquecento – afferma la curatrice – e aspira a riflettere sul ruolo dominante della donna nella pittura veneziana del XVI secolo, che non ha eguali nella storia della Repubblica o di altre aree della cultura europea del periodo".


A Venezia nel Cinquecento l'immagine della donna assume un ruolo unico e una importanza quale non si era mai vista prima nella storia della pittura. Da un lato vi è la presenza di Tiziano, con il suo interesse per la raffigurazione della donna nella sua tenera carnalità e sofisticata eleganza, e dall'altro il particolare status di cui le donne godevano nella società veneziana. Le spose veneziane esercitavano infatti diritti non comuni, quali il continuare a disporre della propria dote e il poterla distribuire tra i figli, dopo la morte del marito. Le donne non potevano partecipare alla vita politica o finanziaria, ma rivestivano certamente un ruolo importante nella presentazione dell'immagine legata al cerimoniale pubblico della sontuosa e potente Repubblica.
Contemporaneamente, si assiste a un grande incremento della letteratura sulla donna e questa concentrata attenzione sulla donna probabilmente alzava la loro autostima e ispirava le più erudite a partecipare con loro scritti alle discussioni di genere nella famosa "querelle des femmes" che costituisce il più importante movimento "proto-femminista" prima della Rivoluzione francese. 
Tra i dipinti più importanti di Tiziano segnaliamo: Ritratto di Eleonora Gonzaga della Rovere (1537 circa) da Firenze, Gallerie degli Uffizi; Madonna col Bambino (1510-1511), Isabella d'Este in nero (1534-1536 circa), Venere, Marte e amore (1550 circa) Danae (post 1554), Ritratto di donna (tradizionalmente identificata con Lavinia) (1565 circa), Lucrezia e suo marito (1515 circa) da Vienna, Kunsthistorisches museum; Giovane donna con cappello piumato (1534-1536) da San Pietroburgo Ermitage; Ritratto di giovinetta (1545 circa) da Napoli, Museo di Capodimonte; Allegoria della Sapienza (1560 circa) da Venezia, Biblioteca Marciana.
Di Giorgione: "Laura" (1506), da Vienna, Kunsthistorisches museum. Di Lotto: Giuditta (1512), da Roma, BNL Gruppo BNP Paribas. Di Tintoretto: La tentazione di Adamo ed Eva (1550-1553 circa), da Venezia, Gallerie dell'Accademia, che apre la mostra insieme alla Madonna col Bambino di Tiziano a rappresentare Eva e Maria Vergine, le due emblematiche figure femminili del Vecchio e Nuovo Testamento; Ritratto di donna in rosso (1555 circa) e Susanna e i vecchioni (1555-1556), da Vienna, Kunsthistorisches museum; Leda e il cigno (1550-1560) da Firenze, Gallerie degli Uffizi. Di Palma il Vecchio: i due magnifici dipinti Giovane donna in abito blu e Giovane donna in abito verde (post 1514) e Ninfe al bagno (1525-1528) dal Kunsthistorisches musem. Di Veronese: Lucrezia (1580-1583 circa), Giuditta (1580 circa), Venere e Adone (1586 circa) dal Kunsthistorisches museum e Il ratto di Europa (1578 circa), da Venezia, Palazzo Ducale. Altri dipinti di grande forza espressiva di Paris Bordone, Giovanni Cariani, Bernardino Licinio, Giovan Battista Moroni, Palma il Giovane, Alessandro Bonvicino detto il Moretto completano e arricchiscono questo affascinante itinerario nella pittura di soggetto femminile della Venezia cinquecentesca. 
Per conoscere gli orari, per prenotazioni o ulteriori informazioni sulla mostra, consultare il sito di Palazzo Reale.
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