The Art of Making Money

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12 Maggio 2012 - ore 19.00

FINECO Bank
Via N. Tommaseo, 69D
35131 Padova
curatori: Gaia Serena Simionati
genere: incontro - conferenza - free

fineco  
 

Pare che Picasso girasse l’Europa portandosi appresso una valigia ricolma d’oro. Partendo da questo presupposto, il sillogismo “arte uguale oro”, sembra abbastanza immediato. Nei secoli infatti, l’equazione diviene tautologia.Vediamone il come e il perché. Le opere d’arte, dal XV secolo ad oggi, sono state prodotte e conseguentemente fruite, non solo come testimonianza di bellezza e del gusto dell’epoca,ma anche come fonte di arricchimento culturale, intellettuale e, perché no, economico. Si vedrà quindi come alcuni generosi e colti committenti fossero poi spesso premiati da gratificazioni finanziarie (oltre a quelle che già avevano) e da un aumento di prestigio e fama per aver sostenuto le borse (e il morale) di giovani artisti.
Dato che nel 2006 il Vaticano ha festeggiato il V centenario della nascita del Cortile del Belvedere, lo prenderemo come esempio illuminante. Il 14 gennaio 1506 venne alla luce infatti, nella vigna di Felice de Fredis, sul Colle Oppio, una delle opere più copiate del rinascimento: il Laocoonte. Dato che fu immediatamente acquisito da Giulio II, il gruppo scultoreo del 40-30 a.C, attribuito agli scultori Hagesandros, Athanadoros e Polydoros di Rodi, si erge come uno dei più nitidi esempi di collezionismo. Da lì originò il primo nucleo delle Raccolte Vaticane, ma anche la stessa idea moderna di museo, inteso come insieme di opere artistiche in uno stesso luogo, nell’intento di promuovere la crescita socio-culturale della collettività. Giulio II infatti, oltre ad essere uomo di grande cultura e lucentezza intellettuale, riuscì ad alimentare “l’idea del bello” moderna e fu anche eccelso mecenate commissionando opere a Raffaello, Michelangelo, Peruzzi, Lotto e Sodoma, etc.
Emerge a Roma anche la figura eclettica di Agostino Chigi, finanziere e banchiere senese, nonché raffinato mecenate e appassionato di astrologia. Egli fece costruire la sua “villa di delizie”, una sorta di monumentale odierna villa “di rappresentanza” - detta La Farnesina - commissionandone la struttura a Peruzzi e la decorazione pittorica a Raffaello, Sebastiano del Piombo e Sodoma. Si realizzò così uno dei primi capolavori privati arricchiti da arte figurativa “contemporanea”. Interessante è notare come Agostino avesse fatto dipingere nella volta celeste il suo oroscopo personale legato alla data di nascita: 29 novembre 1466. Una congiunzione astrale che gli fu molto propizia dato che gli diede fama e ricchezza. Proprio di fronte alla Farnesina,in via della Lungara, si trova Palazzo Riario che rimane a testimonianza della lussuosa residenza di un’altra mecenate: Cristina di Svezia. Sebbene il suo ingente patrimonio si perse, rimane oggi la collezione della galleria Corsini, l’unica quadreria settecentesca pervenuta intatta grazie a papa Clemente XII che la costituì, dopo essersi trasferito da Firenze a Roma. Le opere annoverate sono del XVII, XVIII secolo con Caravaggio, il “Trionfo di Ovidio” di Poussin e le nature morte di Berentz.
Anche palazzo Doria Pamphilj, fatto erigere da Camillo, appassionato di musica e architettura, funge da scrigno ad una mirabile quadreria secentesca, creata anche grazie alla sagacia di una figura interessante: Niccolò Simonelli. Egli, noto ai contemporanei come “un de’ maggiori intelligenti de pittura e buona antichità”,gestì la selezione e il rapporto con gli artisti che Camillo avrebbe poi comprato.Tra questi: Quentin Metsys con I percettori d’imposte, altresì noto come Gli Usurai, o il meno noto, ma non per questo meno attraente e misterioso, Maestro della Candela.
Viene quindi spontaneo interrogarsi sul perché allora si credeva molto nel contemporaneo. Oggi la pulsione è così sentita? Nell’ultimo decennio, la risposta è positiva. L’investimento in arte infatti è cresciuto di molto: fiere, fondazioni, banche d’affari specializzate in art-investment, gallerie d’arte, art houses e art hotels, conferenze e corsi. Non ultimo, le case d’asta internazionali rilevano risultati mai così eccellenti da anni: “Londra ancora meglio di New York: in 5 giorni 380 milioni di euro” - titolava a luglio Il giornale dell’Arte, - uno dei più autorevoli strumenti in materia! Negli ultimi due anni il mercato ha fagocitato l’attenzione di investitori, collezionisti,punters e speculatori di tutto il mondo, creando un “frenzy feeling” senza eguali dal 1980. Dall’ 11 settembre 2001 infatti, il mercato ha subito un incremento del 96% superando di gran lunga il FTSE 100 e il DOW JONES.
A tutto ciò si aggiunga anche l’immane quantità di persone e società che amano collezionare e che spesso creano dei veri e propri musei, privati e non, per avere un ritorno economico, di immagine o solo di brand-awareness connesso alla cultura.Un esempio. A Torino, città d’arte per eccellenza, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo traduce in mostre internazionali i linguaggi artistici contemporanei.
Il Castello di Rivoli invece diviene la trasformazione alchemica della struttura antica del borgo preesistente in un meraviglioso contenitore di capolavori contemporanei. Tra di essi oltre ad opere del grande maestro Gino de Dominicis, Michelangelo Pistoletto e Boetti, anche un’opera del quotatissimo, Catellan. Il lavoro contempla uno studente, per così dire, “modello”, dato che viene letteralmente “inchiodato” con le mani sul banco. A ciò si aggiungano casi eclatanti di vendite come quelle di Damien Hirst. Due milioni di dollari è il profumato prezzo a cui una sua miniatura è stata venduta all’ultima mostra in Messico.E pensare che solo dieci anni fa Charles Saatchi lo comprava a 2000 sterline! Questo si che è creare denaro! Il punto focale però sono le modalità - che rimangono alquanto sotterranee. Viene spontaneo chiedersi quanto contino critici o galleristi che scelgono il destino di uno o tal altro artista? Infatti così come è aumentato l’amore per l’arte contemporanea, così sono saliti e lievitati i prezzi delle opere e al tempo stesso quindi è salito il numero di coloro che sono mossi da sentimenti speculativi e finanziari. La paura è quella che il mercato dell’arte segua la bolla speculativa che si è verificata con il mercato finanziario. D’altro canto molti sostengono che il mercato fa male all’arte perché le logiche economiche non seguono i canali di produzione artistica. Ci sono tuttavia esempi interessanti in cui questo mito viene sfatato celermente. La collezione Vismara ad esempio, oggi al Gam, si è formata proprio grazie ai consigli di un noto gallerista milanese: Gino Ghiringhelli. Così come Claudia Gian Ferrari, anch’essa gallerista, ha deciso di regalare al Fai la sua fantastica collezione del 900 italiano, ereditata dal padre e da lei rivisitata, che sarà poi custodita e fruibile nella villa Necchi Campiglio, progettata da Piero Portaluppi.
Sempre a Milano, in via Jan, lo stesso architetto concepì il palazzo che ospitò la casa-galleria (oggi casa-museo donato al comune) dei coniugi Boschi di Stefano. I due, con grande sensibilità e generosità costituirono una collezione di ben 1500 opere, grazie ai consigli di amici artisti e dei più noti galleristi milanesi, vendendo addirittura la loro automobile, una preziosa “cinquecento” e facendo di casa loro il rifugio sia fisico che morale dei più grandi maestri del secolo scorso che venivano, in molti casi,“sfamati” e protetti dalla coppia.
In conclusione, si è detto quindi che la contemporaneità è fondamentale per una crescita completa dell’individuo e perché non ci si può esimere dal respirare l’aria che ci circonda. Per gli amanti dell’arte a volte, il comprarla, può essere di grande arricchimento solo se il tutto è però supportato dalla cultura, dalla sensibilità e, perché no, da quel pizzico di follia e fortuna che, come si sa, sono ingredienti che aiutano comunque e, oltre all’arte, a bien vivre.

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