Genio e follia. Schuman e psicanali alla Verdi

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18 Gennaio 2020

GENIO, FOLLIA, SREGOLATEZZA E BELLEZZA: Schumann e Psicanalisi alla Verdi

Manfred Ouverture op. 115

Sinfonia n. 4 in Re minore op. 120 (estratti)


 
Non so se è la Follia che fa vedere la Verità o se è la Verità che fa diventare Folli

Oltre la musica. Dentro l’essere umano. Prima della psicoanalisi. Una serata meravigliosa e innovativa, in un intreccio apparentemente stravagante, che si è rivelato di una intelligenza rara nell’accostare e spiegare le difficoltà mentali, riversate nella musica, dal genio di Schumann.

Tutti pazzi per la Musica è il titolo di questo secondo appuntamento all’interno della rassegna Musica & Scienza, novità assoluta della stagione 2019/2020 della programmazione Auditorium Verdi.

Manfred, Ouverture op. 115 e Sinfonia n. 4 in Re minore op. 120, ottimamente eseguiti dal direttore Ruben Jais, con l’orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, venivano intervallati dalle parole icastiche del professor Marco Focchi. Lo psicanalista, ha spiegato le vie di fuga della follia, nel caso di Schumann: la critica musicale, la scrittura e la musica, il linguaggio reiterato di strofe che, con capacità rapsodiche, assemblate, stratificate, catapultano nell’universo fatato del grande musicista che però fu bistrattato e incompreso per anni.

Riscoperto solo postumo, grazie alla dedizione della moglie, ottima pianista che si prodigò dopo la sua morte per fare conoscere e apprezzare il maestro, nel gennaio del 1854, per quanto detestasse i viaggi, Robert andò in visita ad Hannover con Carla. A causa di una stagione per niente fortunata - alcune sue esecuzioni erano state fortemente criticate – sfoderò un umore piuttosto negativo, irritabile e, cominciò a bere troppo. Notti trascorse insonne. Di giorno problemi. Tensione e irritazione persistono. Clara registra nel suo diario che Robert continua a sentire dei suoni. Questi suoni, alcuni giorni dopo, diventano musica straordinaria, mai sentita prima sulla terra, che si trasforma in un concerto interiore così potente da impedirgli, a un certo punto, persino di leggere il giornale. Per la prima volta, in questa occasione, non gli riesce di trasformare il fragore delle voci interiori in musica scritta.

In una delle notti successive, il compositore racconta a Clara che sono venuti a trovarlo gli spiriti di Schubert e di Mendelssohn, che gli hanno cantato melodie indescrivibili e celestiali. Clara comincia a essere seriamente preoccupata. Nei giorni seguenti i canti meravigliosi si trasformano in cacofonie di spiriti maligni che lo assillano e gli volano intorno. Clara a quel punto non lo contraddice, ha timore di irritarlo. Schumann presenta manifestazioni deliranti con minacce di suicidio.

In un freddo 27 febbraio, inspiegabilmente, indossando solo una vestaglia e un paio di pantofole –– Robert esce di casa e si dirige verso il Reno. Arriva a un ponte che conduce all’altra riva. Per attraversare bisogna pagare un pedaggio. Con sguardo assente si fruga in tasca senza trovare niente e, con un sorriso di scusa, offre il proprio fazzoletto. Poi, prima che qualcuno possa fermarlo, s’affretta a scavalcare il parapetto e si lascia cadere nel fiume gelato.

Disturbi auditivi, acrofobia, cadute depressive, afasia, allucinazioni, attacchi di panico alternati a fase di esaltata e spropositata eccitazione costellarono il sentiment di Schumann per diversi anni. La sua musica è difficile, discontinua, lontana dal gusto dell’epoca. Nemmeno List e gli amici ne inseriscono, anche potendo, dei pezzi nelle serate da loro gestite.

Psicosi maniaco-depressiva queste le diagnosi degli psichiatri e le cause forse dovute alle numerose notti passate insonne da bambino, piangendo per il distacco dalla madre malata di tifo, da cui fu allontanato per oltre due anni. Poi, a 15 anni, il suicidio della sorella Emile, la morte del padre e poco dopo della cognata, a cui era legatissimo.

Che dire quindi del suo linguaggio musicale, ovvia derivazione della propria sofferente anima e di un’intelligenza emotiva apertissima, come sempre avviene, incompresa?

La sua costruzione è fatta di frammentazione, di defamiliarizzazione di sfasamento dei piani discorsivi. È un linguaggio che si distanzia dalla grande epica classica. Certamente siamo in un tempo in cui si è chiusa l’epoca delle grandi narrazioni, della forma sonata, l’epoca di Beethoven, di Schubert nella musica, di Goethe nella letteratura, di Hegel nella filosofia. Ma non è solo una questione di cambiamento d’epoca o di rottura delle antiche forme in cerca di nuovi accostamenti egli crea diversamente e non viene capito. Cosa successa peraltro a tanti artisti. Chiudiamo quindi con una frase che delinea bene lo stato d’animo di Schumann e dell’alter ego “Florestano” con cui scriveva:

“Al diamante si perdonano le punte. E’ troppo costoso arrotondarle” e noi concordiamo in toto.


 


 


 


 



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