59. Venice Biennale_Malta Pavillion_Diplomazija astuta di Arcangelo Sassolino

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18 Aprile 2022

La marcia degli alfabeti ha sempre accompagnato quella degli imperi! E anche quella dell'arte aggiungeremmo.

Tra le cose più belle da vedere in Biennale 2022, nella sua 59esima edizione, oltre al Quentyn Metsys e un viaggetto tra le sotterranee e misteriose prigioni di Palazzo Ducale, troviamo li anche il dialogo tra microcosmo e macrocosmo, uomo e natura di Anselm Kiefer che impasta memoria e dolore tra antico e moderno in formati cinquecenteschi e giganti, ispirati ai Rubens e Tintoretto nelle sale che lo ospitano. 
Si trova l’infinita 'bellezza' anche alle Accademie, seppur male illuminate, nei sempreterni capolavori di Bellini, Carpaccio, Mantegna che vengono atterrati dalla potenza esplosiva delle curve spazio temporali di Anish Kapoor e dalle sue installazioni sanguigne e devastanti, memento mori e riferimento alla guerra e ad ogni inutile spargimento di sangue.
 
Ma stando aderenti al pezzo, cioè l’ambito di questa biennale, il contemporaneo, che spesso non riesce nemmeno lontanamente ad essere all'attezza dell'intelligenza, creazione, armonia del passato, tra i vari padiglioni c'è lui: Arcangelo Sassolino con la sua Diplomazija astuta (Cunning diplomacy) al Padiglione di Malta una originale interpretazione di una pala d’altare di Caravaggio.
E' vero che la politica dovrebbe apprendere dall'arte. Dall'arte dovrebbe apprendere ad ascoltare gli eventi, le cose, le persone. Dovrebbe apprendere dall'arte ad armonizzarle tra loro, dovrebbe apprendere inoltre la complessità rapportata ad intelligenza e visione che hanno gli artisti. Ed è questo il caso di Arcangelo Sassolino coadiuvato da Giuseppe Schembri Bonaci e il famoso direttore d’orchestra e musicista maltese Brian Schembri Somma
L'opera installativa è un capolavoro di neoetica e narrativa bibilica, ispirata dal La decollazione di San Giovanni Battista (1608) di Caravaggio a Malta, il magnifico lavoro di Arcangelo Sassolino si fonda su etologia, musiche gregoriane, ritmi e schemi reiterati di suono in concomitanza con visione di fuochi che scendono dall'alto che hanno assieme una funzione ipnotica sullo spettatore. E' davvero impossibile riuscire ad andarsene da li e se per caso vi si riuscisse ci si ritornerà a tutti i costi.



Per rappresentare Malta a Venezia è stato scelto all’unanimità come miglior progetto quello di Diplomazija Astuta. Curato dal vicepresidente della Dante Alighieri comitato di Malta Keith Sciberras e da Jeffrey Uslip. Curata da Cecilia Alemani già curatrice nel 2017 del Padiglione Italia, la 59a Biennale d’Arte si inaugura il 23 aprile fino al 27 novembre 2022. Titolo di questa edizione, slittata di un anno a causa della pandemia, The milk of dreams, preso a prestito da un libro della scrittrice e pittrice inglese Leonora Carrington (1917-2011).
Dopo un’assenza durata 17 anni, Malta è tornata alla Biennale di Venezia nel 2017 e di nuovo nel 2019. Due partecipazioni importanti che hanno attirato una notevole attenzione da parte della stampa internazionale con ottime recensioni da importanti testate. The Observer aveva indicato il Padiglione di Malta come uno dei cinque migliori. Per noi invece nel 2022 è l'unico, The one and only che riempia occhi, anima e cervello.

The Culture Trip ne aveva parlato come uno dei “10 Padiglioni Nazionali da non perdere alla Biennale di Venezia.
Il focus è su un dipinto di Caravaggio, dove una installazione concettuale riesce a narrare le antiche narrazioni bibliche con la cultura contemporanea.


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