08 Settembre 2016
Lo stupore é il sale della terra e delle sue percezioni
Una delle frasi dell’olandese Maurits Cornelis Escher (1898-1972): “solo coloro che tentano l'assurdo raggiungeranno l'impossibile”, racchiude perfettamente la visione di questo incisore. Appassionato di cristallografia, di matematica, di geometria, di design, di algebra più che un artista fu un intellettuale onnivoro e un visionario. Amante della filosofia, della psicologia Gestalt e dei numeri, molte sue opere sono infatti il frutto delle principali leggi della semplificazione, della buona forma, della continuità, del triangolo di Kanisza, del vaso di Rubin, del convesso e del concavo. Interessanti paradossi dell’io e dello spazio, vengono messi in luce con i suoi numerosi e accurati lavori.
Fondendo scienza e natura, da più di un secolo, egli ha colonizzato l’immaginario collettivo con opere originali, contaminando la musica, tanto da ricevere la proposta per la copertina di un LP di Mick Jagger che rifiutò, la pubblicità, i video clip.
Proprio sull’olandese si focalizza la grande mostra di Milano, curata da Marco Bussagli e Federico Giudiceandrea, prodotta da Palazzo Reale, dal Comune, da 24 ORE Cultura e Escher Foundation.
Escher fu un maestro della xilografia, incisore elegante come Durer, un po’ folle nei modi e nelle nevrosi come Piero di Cosimo. Infatti, mentre il primo mangiava 30 uova facendole bollire «per risparmiare il fuoco, quando faceva bollir la colla», e passava il tempo a catturar le mosche, il secondo si nutriva di fette di pane aggiungendovi pezzettini di formaggio tagliato, composti in modo che non lasciassero nessuno spazio libero tra di loro, a conferma di ossessioni geometriche che presenzieranno nei suoi lavori sempre.
Innamorato dell’Italia, che assurse a fonte d’ispirazione, bellezza e proporzione, oltre che soggetto nelle sue vedute sia naturalistiche che architettoniche, egli visse a lungo al sud, dove trovò anche l’amore. Visse con felicità, perché definì il nostro paese, un posto benedetto.
Tutte le opere, più di 200, fanno parte della collezione di Federico Giudiceandrea, ingegnere elettronico, industriale, appassionato e studioso di Escher, e vengono divise in sei sezioni:
1) La formazione: l’Italia e l’ispirazione Art Noveau. Fu proprio il teorizzatore e uno dei più importanti esponenti dell’Art Nouveau, Samuel Jessurum de Mesquita, il maestro di Escher, all’epoca studente. Attratto dall’Italia, dal Liberty, dall’avanguardia futurista, si accostò anche al simbolismo e al divisionismo, tutte correnti che intrisero e formarono la sua idea di arte. Affascinato dalle torri di San Gimignano, da Firenze e Roma, Escher si appassionò all’architettura medievale, molto presente negli antichi borghi italiani e predilesse Borromini, a cui si sentiva spiritualmente affine.
2) Dall’Alhambra alla tassellatura. La visita a l’Alhambra e Cordova nel 1936, scatenò ancor di più l’interesse per la tassellatura e le soluzioni decorative moresche già insite nell’edificio e poi traslate nelle cornici e geometrie varie.
3) Superfici riflettenti e struttura dello spazio.
L’io non solo in filosofia o nella Gestalt, ma anche nell’arte di Escher è molto presente ed esso si amplifica con le soluzioni riflettenti, come si vede nell’Autoritratto con specchio del 1921. L’altra sua passione poi furono metalli e cristalli di cui scoprì tutte le leggi di organizzazione molecolare nello spazio. Le opere di Escher ipnotizzano e aprono riflessioni di tipo filosofico tra spazio, infinito, ordine e caos e la perenne diatriba tra rappresentazione e realtà.
4) Metamorfosi. L’opera Metamorfosi, famosissima come Atrani, diventa suggestione di paesaggi interiori spinti dalla vista di posti che egli amava moltissimo come il paesino a lui caro sulla costa Amalfitana.
5) Paradossi geometrici: dal foglio allo spazio. L’attrazione reciproca tra matematica e arte si vede in Galleria di stampe (1956), versione dell’artificio “dell’immagine nell’immagine”, noto come Effetto Droste, che ha attirato gli scienziati in un dibattito protrattosi per anni, senza che si riuscisse a risolvere un enigma insolubile. Esso è un termine olandese per un particolare tipo di pittura ricorsiva. Qui un'immagine possiede una piccola immagine di se stessa, localizzata dove dovrebbe trovarsi se si trattasse di un'immagine reale. Questa piccola immagine inoltre contiene a sua volta una versione ancora più ridotta di se stessa, e così via. Tecnicamente non c'è limite al numero d’iterazioni, ma in pratica si continua fino a quando la risoluzione permette di distinguere un cambiamento. Escher lasciò uno spazio vuoto riempiendolo con la propria firma. Il mistero del ‘buco’ lasciato da Escher e di come e se fosse possibile riempirlo, fu risolto da Henrick Lenstra, matematico dell’università di Leida solo nel 2003.
6) Economia escheriana ed eschermania. Infine l’ultima sezione illustra le attività quotidiane di ex libris e illustrazioni, che fungevano da esperimenti per i grandi capolavori che, fortunatamente, si possono ammirare tutti assieme in mostra fino al 22 gennaio 2017.
Fondendo scienza e natura, da più di un secolo, egli ha colonizzato l’immaginario collettivo con opere originali, contaminando la musica, tanto da ricevere la proposta per la copertina di un LP di Mick Jagger che rifiutò, la pubblicità, i video clip.
Proprio sull’olandese si focalizza la grande mostra di Milano, curata da Marco Bussagli e Federico Giudiceandrea, prodotta da Palazzo Reale, dal Comune, da 24 ORE Cultura e Escher Foundation.
Escher fu un maestro della xilografia, incisore elegante come Durer, un po’ folle nei modi e nelle nevrosi come Piero di Cosimo. Infatti, mentre il primo mangiava 30 uova facendole bollire «per risparmiare il fuoco, quando faceva bollir la colla», e passava il tempo a catturar le mosche, il secondo si nutriva di fette di pane aggiungendovi pezzettini di formaggio tagliato, composti in modo che non lasciassero nessuno spazio libero tra di loro, a conferma di ossessioni geometriche che presenzieranno nei suoi lavori sempre.
Innamorato dell’Italia, che assurse a fonte d’ispirazione, bellezza e proporzione, oltre che soggetto nelle sue vedute sia naturalistiche che architettoniche, egli visse a lungo al sud, dove trovò anche l’amore. Visse con felicità, perché definì il nostro paese, un posto benedetto.
Tutte le opere, più di 200, fanno parte della collezione di Federico Giudiceandrea, ingegnere elettronico, industriale, appassionato e studioso di Escher, e vengono divise in sei sezioni:
1) La formazione: l’Italia e l’ispirazione Art Noveau. Fu proprio il teorizzatore e uno dei più importanti esponenti dell’Art Nouveau, Samuel Jessurum de Mesquita, il maestro di Escher, all’epoca studente. Attratto dall’Italia, dal Liberty, dall’avanguardia futurista, si accostò anche al simbolismo e al divisionismo, tutte correnti che intrisero e formarono la sua idea di arte. Affascinato dalle torri di San Gimignano, da Firenze e Roma, Escher si appassionò all’architettura medievale, molto presente negli antichi borghi italiani e predilesse Borromini, a cui si sentiva spiritualmente affine.
2) Dall’Alhambra alla tassellatura. La visita a l’Alhambra e Cordova nel 1936, scatenò ancor di più l’interesse per la tassellatura e le soluzioni decorative moresche già insite nell’edificio e poi traslate nelle cornici e geometrie varie.
3) Superfici riflettenti e struttura dello spazio.
L’io non solo in filosofia o nella Gestalt, ma anche nell’arte di Escher è molto presente ed esso si amplifica con le soluzioni riflettenti, come si vede nell’Autoritratto con specchio del 1921. L’altra sua passione poi furono metalli e cristalli di cui scoprì tutte le leggi di organizzazione molecolare nello spazio. Le opere di Escher ipnotizzano e aprono riflessioni di tipo filosofico tra spazio, infinito, ordine e caos e la perenne diatriba tra rappresentazione e realtà.
4) Metamorfosi. L’opera Metamorfosi, famosissima come Atrani, diventa suggestione di paesaggi interiori spinti dalla vista di posti che egli amava moltissimo come il paesino a lui caro sulla costa Amalfitana.
5) Paradossi geometrici: dal foglio allo spazio. L’attrazione reciproca tra matematica e arte si vede in Galleria di stampe (1956), versione dell’artificio “dell’immagine nell’immagine”, noto come Effetto Droste, che ha attirato gli scienziati in un dibattito protrattosi per anni, senza che si riuscisse a risolvere un enigma insolubile. Esso è un termine olandese per un particolare tipo di pittura ricorsiva. Qui un'immagine possiede una piccola immagine di se stessa, localizzata dove dovrebbe trovarsi se si trattasse di un'immagine reale. Questa piccola immagine inoltre contiene a sua volta una versione ancora più ridotta di se stessa, e così via. Tecnicamente non c'è limite al numero d’iterazioni, ma in pratica si continua fino a quando la risoluzione permette di distinguere un cambiamento. Escher lasciò uno spazio vuoto riempiendolo con la propria firma. Il mistero del ‘buco’ lasciato da Escher e di come e se fosse possibile riempirlo, fu risolto da Henrick Lenstra, matematico dell’università di Leida solo nel 2003.
6) Economia escheriana ed eschermania. Infine l’ultima sezione illustra le attività quotidiane di ex libris e illustrazioni, che fungevano da esperimenti per i grandi capolavori che, fortunatamente, si possono ammirare tutti assieme in mostra fino al 22 gennaio 2017.

