Qualcosa di meraviglioso di Pierre François Martin-Laval

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14 Novembre 2019


Lo sostengo da sempre. In particolare la potenza dell'intelligenza che non va sottovalutata. MAI.

Di meraviglioso qualcosa lo ha questo film e l'aggettivo non pertiene solo al titolo.
Ad esempio, meravigliosa è già la storia (vera) di un bengalese che arriva in Francia, a Parigi, non per vendere rose e modellini di Tour Aiffel, cosa che sarà costretto a fare come tutti i bengalesi che conosciamo, ma perchè crede nel figlio come campione di scacchi e nel potere dell'intelligenza che può e dovrebbe vincere su tutto il resto: ricchezza, bellezza, nascita.
Oppure meravigliosa è l'interpretazione di un bambino, quella di Assad Ahmed, nel ruolo del giovane Fahim, che è naturale, libera, esatta. Egli è costretto a fuggire dal Bangladesh, dove lascia la sua famiglia per raggiungere Parigi insieme al padre.
Meraviglioso è poi il legame di reciproco supporto che padre e figlio vivono, privandosi uno per l'altro di casa, soldi, salute. Fin dal loro arrivo, intraprendono un impervio percorso per riuscire a ottenere asilo politico, sotto la costante minaccia di essere espulsi dal Paese.
Grazie alla sua straordinaria abilità nel giocare a scacchi, Fahim incontra Sylvain, uno dei più bravi allenatori di Francia. In un'altalena di diffidenza e attrazione, i due impareranno a conoscersi e a stringere una profonda amicizia.
Ma quando inizia il Campionato Nazionale, il rischio di espulsione si fa incalzante e a Fahim resta una sola possibilità: diventare il Campione di Francia.
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