Aspromonte_La terra degli ultimi di Mimmo Calopresti

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14 Novembre 2019
                                                                  
Come Il quarto stato di Pelizza da Volpedo, Calopresti mette in scena facce autentiche e sane, copri forti agresti, visi intelligenti con gli occhi che brillano. La campagna non mente mai. Nemmno la terra.


"Si stava meglio quando si stava peggio" - diceva sempre mia nonna- donnina parca di parole, ma immensa di contenuti.Interessante e poetico, agreste e solidale questo passaggio montano calabrese, tuffo nel passato degli anni 50, diventa una pellicola elegante e seria, politica e attuale per rappresentare:
A la vita di campagna (semi estinta)
B la vita calabrese (magica nella totale povertà e assenza)
C la generosità d'animo che sprigiona dal non avere, ma dall'essere che inevitabilmente sfocia in una totale e appagante condivisione, sorta di baratto esistenzaile che, per fortuna ancora oggi persiste come stile vita in centri calabri.
Ottimi gli attori, perfetti nei ruoli, veramente intensi e credibili. Ottima la storia dove la latitanza dello stato permane da 70 anni fino ad oggi, dove le strade hanno buche immense, dove a Tropea e Vibo si muore di parto ancora oggi - sei donne solo nell'ultimo mese.  Tutto rimane come allora ed è per questo che i paesini arroccati dove gli scorci sono peraltro bellissimi, con viste mozzafiato, anche nella fotografia, si svuotano. Perchè lo stato latita.
Ad Africo, un paesino arroccato nella valle dell'Aspromonte calabrese, alla fine degli anni '50, una donna muore di parto perché il dottore non riesce ad arrivare in tempo e perché non esiste una strada di collegamento. Gli uomini, esasperati dallo stato di abbandono, vanno a protestare dal sindaco. Ottengono la promessa di un medico, ma nel frattempo, capeggiati da Peppe (Francesco Colella), decidono di unirsi e costruire loro stessi una strada. Tutti, compresi i bambini, abbandonano le occupazioni abituali per realizzare l'opera. Giulia, la nuova maestra elementare (Valeria Bruni Tedeschi), viene dal Nord, e vuole insegnare l'italiano "se Africo entrerà nel mondo grazie alla strada, i ragazzi dovranno conoscerlo prima, imparando a leggere e a scrivere". Ma per il brigante Don Totò, quello che detta la vera legge, Africo non può diventare davvero un paese "italiano"…


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