37 TORINO FILM FEST_Jojo Rabbit di Taika Waititi

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22 Novembre 2019

“Lascia che tutto ti accada: bellezza e terrore. Si deve sempre andare: nessun sentire è mai troppo lontano…”
                                                                  Rainer Maria Rilke


Un’opera d’arte è buona se nasce da necessità.

Quale film, se non questo, corrisponde a talento e necessità in un'epoca storica dove gli errori/orrori del passato sembrano riesumati, mai digeriti e rifagocitati negli stomaci degli attuali viventi? Hitler e gli ebrei, la formazione dei giovani Hitlerjugend, l'odio che non finisce mai, di questo parla Jojo Rabbit, anche in Italia da Salvini in poi, con o senza sardine.
"E' vero che gli ebrei hanno le corna, leggono la mente, sono attratti da cose luccicanti dormono appesi a testa in giù come i pipistrelli e hanno la pelle della punta del pisello tagliata che viene usata come tappi per le orecchie?"

Questa è solo una delle innumerevoli battute ironiche di questo film intelligente, scandito peraltro da un ottimo ritmo, una sublime recitazione del piccolo protagonista Roman Griffin Davis e una versione comica, in pectore, insospettabile, di sua madre: la bella Scarlett Johansson, un Sam Rockwell sempre magico e Taika Waititi nel ruolo di Hitler oltre che alla regia.

il film certifica che si può essere già cattivi da piccoli, ma in realtà l'odio, come l'amore si insegna e attacca come una malattia. lo diceva già Rilke che parlando della forza dell'amore spiegava i sentimenti. E' amore quando la mamma amorevole allaccia di continuo le scarpe al piccolo, è amore avere le fafalle nello stomaco, è odio staccare la testa di un coniglietto indifeso, insegnarlo a bambini e poi farlo davvero anche con veri esseri umani, solo perchè di un'altra religione. Plasmare le giovani menti è possibile e ahimè lo aveva ben capito Hitler.
il film come un biscotto alla nutella è molto gustoso, infarcito a più strati da dialoghi ironici, intelligenti, taglienti per ridicolizzare anche con scene paradossali il sentire hitleriano, le sue manie, al sua ovvia stupidità.
La musica è accompagnatrice saggia e silente, ma in due pezzi spicca il volo rafforzando i giudizi con Mama e Heroes di David Bowie, due pezzi potenti, cristallini, lucidi nel voler dire, anzi ribadire, la drammaticità in chiave ironica di questo passato che ahimè sembra ancora e sempre eterno presente.

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