37 TORINO FILM FEST_El Hoyo_The platform di Galder Gaztelu-Urrutia

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25 Novembre 2019

Salviamo la panna cotta!

Che di per sè è una bella idea, anche se io preferisco il tiramisu.
Con questa frase cade l'impalcatura di un film che fino a quel momento poteva vagamente risultare interessante, ma che da li in poi assume connotati quasi grotteschi, satirici, che mal si sposano con qualcosa di fantascientifico. O crei tensione o, se fai ridere, la tensione se ne va. E' come fossero due poli opposti. Uno esclude l'altro. Facile no?

Siamo in un carcere verticale e non c'è cibo. E, fino a qui, tutto bene. Non si capisce, ma uno si immola volontario a diventare un carcerato e quando la fame si fa sentire si scatena l'aggressività. E anche fino a qui tutto normale.

El hoyo, il buco, riversificato come La piattaforma, si sarebbe dovuto chiamare THE ELEVATOR, nel senso di ascensore, non solo perchè la piattaforma sale e scende tra i diversi livelli perdendo cibo strada facendo, ma anche nel senso metafisico, spirituale a cui diverse volte allude il film: l'elevazione.

L'ultima cena, ne è un esempio, non poco noto, da Leonardo in poi. Cibo come condivisione anche dell'anima, come scambio e vita. Infatti poi Gesù muore.
Il fatto poi che il volontario (Ivan Massagué) venga soprannominato il Messia è un altro avvertimento del regista su come l'idea verta su un esperimento sociologico. Una sorta di studio o gioco di società in cui solo la condivisione, la generosità d'animo o il sacrifico di qualcuno, possono dare esito positivo: cioè fornire la sopravvivenza. Oppure un libro di Cervantes.
L'idea che se non ci si aiuta si muore, è anche valida in società occidentali come le nostre dove tutto gira intorno all'egoismo e all'autoprotezione. Anche questa tematica è attualissima; basti vedere i contrasti tra immigrati e non. La paura dell'altro, dell'aver sottratto quello che è di ciascuno è prevalente oggi e solo l'intervento divino di un essere superiore sembrerebbe poter salvare l'umanità.

C'è da dire che gli attori sono ben diretti e i visi mai monotoni, il cast interessante e che esteticamente è molto attraente, calcolando scampoli di cibo ovunque e fotografia di cosciotti d'agnello o mega insalatone tanto da sembrare la versione carceriaria di un masterchef cinematografico. Anche questo molto ironico.
Le idee sono quindi molte, anche originali se vogliamo, quello che delude è la resa violenta e monotona, un pò sempre uguale e gli scampoli comici che deviano da un tema che è profondo e vero. L'ascesa e discesa del capitalismo.
Forse Galder Gaztelu Urrutia dovrebbe tentare di rifare il Buco in totale chiave comica chiamandolo appunto Salviamo il tiramisù o al massimo La Ciabella. Con o senza buco.







 

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