37 TORINO FILM FEST_Beanpole di Kantemir Balagov: il Sorrentino russo

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25 Novembre 2019 


Leningrado. Seconda guerra mondiale. Sindrome postraumatica da stress causata dalla guerra e vista da parte delle donne e dall'enorme sacrificio da loro compiuto. Ci furono donne che combatterono. Cosa sconosciuta ai più. "Sono molto a mio agio con le donne e con la mia parte femminile " racconta il geniale regista russo, che dopo aver letto il libro ne rimane folgorato. Come noi.

Il film è sorprendente su più livelli, grazie alla magica direzione della fotografia di Kseniya Sereda, le scenografie di Sergey Ivanov, i costumi di Olga Smirnova e le musiche originali di Evgueni Galperine. Ma è soprattutto dai toni pittorici che si rimane interdetti, dalla forza, violenza dei colori, ispirati da Veermeer e la scuola olandese, nei toni netti, nelle tinte per lo più verde colore della speranza del poter dare la vita a qualcuno, mentre il rosso o l'ocra, colori del trauma e della ruggine; vediamo maglioni verdi, pareti verdi, tappezzerie verdi; capelli rossi, maglioni rossi, abiti. Filmato con grandissima eleganza, eleganza che si colloca in una storia estremamente commovente in cui temi come la perdita, la maternità, l'utero in affitto, la solidarietà femminile e il reciproco odio, il tradimento o addirittura l'eutanasia sono così bene affrontati da sembrare un saggio umano e psicanalitico non solo sulla guerra, le sue conseguenze, i traumi psicologici e fisici da essa generati, ma anche sul dna degli uomini.
Come faccia un uomo a capire, dirigere e rappresentare così bene i sentimenti femminili rimane un'incognita stupefacente che, già da sola, vale tutto il film per la sensibilità e l'empatia che dimostra.
Beanpole, detta la "giraffa" è una spilungona bionda che lavora come infermiera in un ospedale ricovero per combattenti feriti. In russo Dylda, significa goffaggine, inadeguatezza e non è per niente legato all'altezza. In realtà tutti i personaggi sono a loro modo goffi, impacciati, bloccati, traumatizzati, ognuno ad un livello diverso nell'iniziare a riprendere una vita normale dopo i dolori, le perdite subite.
Altra riflessione sulla produzione. Se Kantemir fosse nato in Italia avrebbe mai trovato un produttore così sofisticato e visionario per assecondare un progetto cosi miracoloso? Stiamo parlando del produttore Aleksandr Rodnyanskij che ringrazio personalmente per avere dato luce ad un progetto così intenso, utile, elegante e visionario nell'insegnare a capire le donne e rispettarle in un momento storico drammatico in cui vengono tagliate a pezzetti nel frigo o bruciate vive, novelle Giovanne d'Arco.
Una chimica speciale si sviluppa tra le due meravigliose attrici: Iya è Viktoria Miroshnichenko, mentre Mascha è Vasilisa Perelyginae. Si vede chiaramente che c'è un enorme lavoro teatrale dietro per arrivare a questa sinergia drammaturgica, alla loro empatia e perfezione formale nei movimenti.
Il titolo inglese Beanpole non rende e tanto meno quello francese Une grande fille tutta la potenza che il titolo russo vuole significare: L'INADEGUATEZZA di sopportare IL DOLORE e IL MALE, a cui ogni essere umano savio non riuscirà mai ad abituarsi, neanche dopo millenni.


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