37 TORINO FILM FEST_Dio è donna e si chiama Petrunya di Teona Strugar Mitevska

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30 Novembre 2019 

Non é un film femminista. E' un film sulla mancanza di equità nei diritti e nei doveri che scandiscono le bieche vite dell'essere umano; in questo caso uomo e donna, in una collocazione puramente semi asiatica, cioè macedone. Ma andrebbe bene anche lo Zimbawe.

Perchè questa non solo è una storia universale, ma anche temporalmente indenne dai cambiamenti. L'uomo maschio prevale e PREVARICA su ragazza donna femmina! PUNTO.
Si usa la religione e le sue iconiche prove, per affrontare una tematica sull'impotenza delle donne di fronte a obsolete regole tribali, cosiddette tradizioni che, in questo, non distinguono una scimma nella ricerca di banane, da un uomo.Per quanto simili essi siano! E con le tradizioni, i riti, e giù andare, quanti morti la terra ha seppellito nella storia- tutti li ancorati a una storiella da ripetere, a un rito, a una celebrazione, a una conquista o a una crociata.
Presentato al Festival di Berlino 2019, la pellicola è una co-produzione di Macedonia, Belgio, Francia, Croazia, Slovenia ha dato origine a 100 minuti innovativi e assurdi al tempo stesso, dove la protagonista, Zorica Nusheva, nota attrice notoriamente comica e perfetta nei tempi grazie a questo, da il meglio di sè, attuando benissimo un personaggio con un ruolo, adattabile al temperamento, che diviene caparbio, intelligente, rivoluzionario e anche ironico.
Ogni 19 gennaio, durante l'Epifania in Macedonia, giorno per la Chiesa orientale della festa dell'Epifania, in tutto il mondo ortodosso dell'Europa dell'Est, ha luogo una cerimonia unica nel suo genere: un sommo sacerdote lancia una croce di legno nelle acque locali e centinaia di uomini la cercano. Chi la trova è benedetto per tutto l'anno e diviene una specie di eroe.
Petrunya è una donna single, decisamente in sovrappeso, di 31 anni, disoccupata. E' una storica che vive ancora a carico dei genitori per la crisi. Un giorno tornando a casa dall'ennesimo colloquio fallito, assiste alla cerimonia e vi prende parte, trovando la croce. In breve, la sua esperienza diviene virale su internet, ma segna anche l'inizio del suo personalissimo calvario di 24 ore contro gli uomini, il mondo e il sistema in genere. Nel 2014 a Stip, in Macedonia, una donna è riuscita, sfidando la concorrenza maschile, a prendere la croce ma il suo atto è stato considerato un oltraggio sia dai concittadini sia dalle autorità religiose. Questo perché nessuna donna è autorizzata a partecipare all'evento. Di conseguenza, hanno cercato di portarle via la croce ma lei non si è arresa: il giorno dopo ha persino rilasciato un'intervista a un'emittente locale in cui incoraggiava le donne a prendere negli anni successivi parte alla manifestazione. Per tutti, era pazza o disturbata mentalmente. Secondo il mio punto di vista, la storia mette in luce in maniera naturale quanto conformismo sociale e misoginia vi siano all'interno della nostra società ancora attaccata a vetuste norme patriarcali. La vicenda è desolante ed esasperante: il volerla raccontare è una sorta di reazione spontanea alla frustrazione che ha generato nella produttrice Labina Mitevska e nella regista. Dio è donna e si chiama Petrunya è anche un film che oppone modernità a tradizione", ha concluso la Mitevska. "Se la storia fosse stata ambientata in un ufficio, tutto sarebbe più facile da comprendere. Ha luogo invece nell'ambiente conservatore di una piccola città macedone e tutto è più complicato. Petrunya è il simbolo della modernità e si oppone non a una ma a due roccaforti della tradizione: la Chiesa e lo Stato. Impotente di fronte a entrambe, spera che a salvarla sia la sua educazione e formazione. Non so come tradizione e modernità possano convivere o quale posto occuperà in futuro la tradizione, non ho risposte. Mi chiedo però quale ruolo la tradizione occupi o occuperà nel ridefinire il posto che spetta alle donne".
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