Sorry, we missed you di Ken Loach

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10 Dicembre 2019

Un film commovente, reale, devastante, autentico, drammatico, insofferente alla società odierna, alle sue ingiustizie, ai suoi contratti capestro e al nuovo schiavismo imperante, dove i piccoli, medi lavoratori claudicano e si rovinano tra stipendi da fame, perdita di sonno, mancanza di condivisione di vita in famiglia e moltri altri dolori e danni irreparabili e spesso invisibili.

Sorry we missed you è la frase che i trasportatori in inghilterra lasciano attaccata alle porte quando, consegnando la merce, non trovano nessuno in casa.
Da li lo spunto nel titolo di questo film intelligente e savio, giusto, equilibrato nel delineare le pressioni a cui si è sottoposti tutti nel mondo del lavoro, sempre sottopagato, nonostante competenze e dedizione, amore per quello che si fa e per come lo si fa, quando spesso non c'è nessun altro disposto a farlo.
Come ad esempio fa Ricky a cui, per combattere i debiti dopo il crack finanziario del 2008, e per portare a casa la pagnotta viene offerta la possibilità di lavorare come corriere per una ditta in franchising. Ben presto però guidare un furgone per troppo tempo, correndo, sottoponendosi a tecnologie controllanti e a problemi di sicurezza, essendo pagato per 6 ore e guidandone invece 12 diviene un incubo. ll lavoro è troppo duro.
Quello della moglie come badante non è da meno.
Salvare anziani dalla loro instabilità psicologica, fisica, verso il naturale declino che conduce alla morte è l'infinito ruolo della gentile amorevole moglie. Il film illumina bene come siano squilibrate e ingiuste le nostre società odierne, non solo verso i giovanissimi che vivono come spettri fagocitati da  cellulari, videogames o play stations, mancando loro la presenza e l'affetto dei genitori, costretti a turni lavorativi devastanti e, una volta a casa, troppo distrutti per dare loro attenzione. Ma anche verso gli adulti che si devastano per raccimolare il necessario per sopravvivere a vite sempre più care, per far studiare, vestire i figli, anche solo nelle cose basiche. E infine nella vita sola e triste degli anziani, per lo più abbandonati a se stessi, che devono ricorrere ad aiuti esterni alla famiglia, perchè nemmeno i loro stessi parenti hanno tempo, denaro, voglia o possibilità di seguirli o curarli. Tutte le tre le generazioni soffrono, seppur in modi e dinamiche diverse e in questo Loach fa un'analisi spietata e autentica.
Nel passato le famiglie allargate, patriarcali contadine con 8 figli, i nonni, gli zii, tutti assieme in una grande casa, riuscivano a trovare una sinergia, una disponibilità e un'attenzione verso ciascun membro della famiglia che non si sentiva così solo, abbandonanto e vuoto. Forse si stava meglio quando si stava peggio e di sicuro questo potente film, valido dal punto di vista sociale e anche politico è un grande, aperto manifesto di quanto "insane" siano i nostri cambiamenti verso un progresso anche tecnologico che diviene, a guardarlo bene, involuzione, solitudine e malattia.

 

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