Parasite di Joon-ho Bong

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13 Settembre 2019



"Congratulazioni! Avete appena vinto l'oro, l'argento e il bronzo alle Olimpiadi dei deficienti!"
Scambio di battute tra Crudelia De Mon e Orazio



Incrocio genetico tra Macchiavelli e un'esordiente Crudelia Demon che, a confronto dello sceneggiatore, è solo una dilettante, Parasite, già dal fantastico e ambiguo titolo, non si definisce infatti del tutto. Se i parassiti nella società siano i ricchi con i loro lazzi, vezzi e frizzi che, muniti della quasi perenne stupidità incombono, come spettri assenti cerebralmente, sull'universo.Oppure lo siano i poveri, spietati come cacciatorpedinieri anche a causa del bisogno, che si innestano in una costola dei benestanti, come uno scarafaggio nelle abbondanti dispense della villa da archistar in cui viene ambientata questa fantasmagorica pellicola.

Comunque sia, parassita più, parassita meno, si viene a delineare netto un confronto di classe, una lotta tra bisogni che divergono tra livelli sociali, come il mare con la montagna, come come il viola con il giallo; nel primo caso su quanto caviale sia rimasto in frigo, nel secondo su come frapporsi e sopravvivere all'acqua che esonda dalle fogne in una topaia sotterranea di casa.
Il film ha comunque una splendida fotografia a cui va dato onore nel girare in lungo e in largo gli ambienti meravigliosi di una villla da sogno. E' quindi direi, totalmente, visivamente, cinematograficamente accattivante.
Poi Parasite ha anche dei difetti.
Risulta troppo lungo. 132 minuti, che si potevano condensare tranquillamente in 110; ha un finale banalotto e troppo violento.  Purtroppo non è perfetto come si vuol far credere, a differenza di Synonimes, di Joker, di Beanpole, tre altri capolavori eccellenti del 2019.
Come limite ha, oltre alla lunghezza che diviene snervante, nella seconda parte è pure un pò ridondante; se da un lato è riccamente fantasioso con colpi di scena continui, dall'altro eccede nelle sorprese che sembrano davvero incredibili e impossibili. Tematica ricorrente è il lavoro, la povertà, lo sfruttamento e il contrasto sociale coreano, ma anche mondiale e, di conseguenza economico che, come una forbice divarica sempre più le due realtà opposte.
Tutta la famiglia di Ki-taek è senza lavoro. Ki-taek è particolarmente interessata allo stile di vita della ricchissima famiglia Park. Un giorno, suo figlio riesce a farsi assumere dai Park e le due famiglie si ritrovano così intrecciate da una serie di eventi incontrollabili che portano ad un exploit finale che fa virare il film in qualcosa di più splatter, horror.
A volte, basta solo fermarsi prima. Hitchcock docet!
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