Leonardo di Phil Grabsky. Virtutem forma decorat

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25 Dicembre 2019

Solo il 13, 14, 15 gennaio, l'imperdibile racconto umano delle sue opere.
Chi sa leggere i lavori delle spettrografie, i cambi energetici e formali, fatti e rifatti, nelle opere maieutiche di Leonardo che tirano fuori l'umanità da se stessa, l’insulto scritto da destra a sinistra verso chi non lo pagava, la psicologia dall'anima, il cervello dal corpo e la bellezza dall'intelligenza?

Chi sa leggere i lavori di Leonardo attraverso le indagini di spettroscopie, con la Luce di Wood o il microscopio per valutare i ritocchi e gli interventi di restauro? O  la riflettografia infrarossa per indagare gli strati profondi del dipinto, verificare l'omogeneità del materiale per analizzare i pigmenti utilizzati, per valutare l'essiccamento del legante?
Chi decodifica i cambi energetici e formali, fatti e rifatti, nelle opere maieutiche di Leonardo che tirano fuori l'umanità da se stessa, l’insulto scritto da destra a sinistra verso chi non lo pagava,  la psicologia dall'anima, il cervello dal corpo e la bellezza dall'intelligenza? Per non dire oltre.
Perchè egli oltre fu e lo fu in tutto. Soprattutto nella sensibilità, oltre che nella sessualità, nella visionarietà, nell'eleganza e nell'ironia, nell'auge della natura e clima, Greta Thunberg dei suoi tempi, sempre percursore, anche nell'affrontare quelle pieghe invisibili dell'anima di ciascuno dei suoi personaggi che solo a lui fu dato rilevare. In tutto fu divino ed ebbe il Suo aiuto di sicuro.

Già. Con la maestria, innanzitutto genetica di questo figlio abbandonato, generato da una servetta, nella relazione occasionale con un notaio che non lo riconobbe, la cui attenzione Leonardo fece di tutto per attirare, operando, surfando tra mille studi e interessi amplissimi, di botanica, medicina, ingegneria, pittura, architettura, disegno, industria bellica e oltre, destò le attenzioni, non solo di un padre distratto, ma dell’umanità intera dopo di lui e ancora oggi per sei secoli. Interminabile. Indelebile come un sorriso di Mona Lisa di Giocondo.
Scopo di Leonardo era quello agognato e innovativo di spostarsi dallo specifico all’ideale e dall’osservato all’immaginato.
Nel battesimo di Cristo, ad esempio Leonardo supera il maestro, Verrocchio, portando unità, movimento, acqua e luce alla staticità. Egli distrugge la piattezza, facendo nascere rilievo dalle ombre e dai lumi sui corpi che diventano come scolpiti, non più piattamente bidimensionali, ma quasi tridimensionali. E come se fosse riuscito a inserire per la prima volta la scultura nella pittura, così come Giotto e Brunelleschi riuscirono a inserire la terza dimensione eliminando la piattezza visiva.
Eppure ancora la psicologia e gli sguardi innovativi, come quello di Ginevra dé Benci del National Gallery of Art di Washington, che ci guarda come se ci sfidasse, dall'alto della sua carnagione di porcellana lei, poetessa colta, mirando dritto allo spettatore e alle sue insicurezze. "La bellezza adorna la virtù", ci dice Leonardo e, con la sua preparazione botanica, lo certifica attraverso le piante; l'attornia infatti di ginepro, allusione al suo nome Ginevra, di alloro, simbolo di intelletto, intelligenza e sulla destra di una pianta di palma che diviene emblema di forti valori morali.
Questo film, con tale e vasta materia prima, ovviamente diviene un capolavoro visivo, psicologico, umano, sentimentale, pittorico e artistico da non perdere.
Gli affronti visivi con cui Leonardo ci comprime, rimangono per centodue minuti intramontati e invadono, anche dopo la chiusura dei titoli ogni singolo spazio delle nostre visioni.

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