38 TORINO FILM FEST_Breeder di Jens Dahl

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24 Novembre 2020

Il sogno di tutti: tornare giovani, fermare l'invecchiamento, restare in perfetta salute. Grazie ai telomeri che abbassano la proteinaC reattiva, questo diventerà possibile e Breeder, un'elegante pellicola danese, sfrutta questa chimera collettiva per "partorire" un thriller originale e aprire con ottime premesse.

Una fotografia algida, curata, molto simile a The Square per capirci, un'inquietante protagonista con una faccia squadrata, come le sue emozioni, una musica che convoglia suspense facendo all'inizio, almeno per la prima mezz'ora, ben presagire lo spettatore e catturandolo totalmente sono ingredienti vincenti in questa pellicola.
Una rinomata azienda di integratori e prodotti per salute e bellezza, gestita da una donna ambiziosa e spietata, seleziona e rapisce giovani donne nel tentativo di sviluppare un trattamento sperimentale in grado di fermare e invertire il processo di invecchiamento. Quando Mia, la moglie del socio ricercatore, decide di indagare su ciò che avviene in questo malsano progetto di bio-hacking, sorta di perversa “fabbrica di esseri umani”, essa stessa finirà per rimanere intrappolata nella perversa rete dell'azienda, mettendo a repentaglio la propria vita assieme ad altre ragazze. Purtroppo, le ottime premesse si sgretolano strada facendo, quando la pellicola vira nei sotterranei di un magazzino, lo stesso in cui tutte le donne catturate per dna compatibile agli esperimenti di ringiovanimento, sono incarcerate. Da li in poi, ahimè, sia loro, che noi, che la pellicola, non se ne esce più. In sostanza Breeder rimane prigioniera di se stessa e rovina un'ottima idea iniziale che poteva essere invece sviluppata meglio senza tanta violenza visiva e obsoleta. Questa volta, l'allevatore, ha pasciuto, pensandolo un purosangue, solo un brocco.
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