The dissident di Bryan Fogel e Mark Monroe

Pin It
10 Marzo 2021



«Vorrei che potessimo parlare più a lungo, ma sto per avere un vecchio amico per cena stasera. Addio!»
                                           (Hannibal Lecter a Clarice Starling riferendosi al dottor Chilton)

Has the sacrificial animal arrived?

Così, con questa frase d'urto, si apre il film documentario: The dissident che ha vinto un Bafta, un Writers Guild Award e ha avuto un'accoglienza enorme al Sundance Film Festival, corroborata da una standing ovation

La frase apre anche il documento che registra le conversazioni rubate nell'ambasciata saudita a Istanbul, sostenute da 15 "gentil-uomini" di Riad, tra cui il capo dei servizi, un anatomopatologo, dei poliziotti; in short, il "DREAM TEAM" della MORTE.
Gli stessi sono coloro i quali UCCIDERANNO il giornalista riformista, editorialista del Washington Post: Jamal Khashoggi, entrato in conflitto nel 2017 con il regime e quindi espatriato in Turchia e USA, contribuendo a creare quindi un'eco internazionale e, parallelamente, un'opera d'arte geniale. Siccome ahimè, il destino ha più fantasia di noi, il piano va a rotoli.
Per loro sfortuna l'ambasciata turca aveva collocato delle cimici nei muri e tutti i dialoghi sono stati così registrati, comprese le urla di dolore, le risate degli assassini o le battute di quarto grado dei "macellai".
Scacco matto al re! Con queste cimici e i conseguenti discorsi la colpa, discussa da Onu e decriptazione documenti CIA, ricade sul giovane re Mohammed Bin Salman il quale però, osteggiato da molte critiche sul suo atteggiamento ibernato, di governo apparentemente e fintamente aperto, invece fondamentalista islamico, continuerà a negare sia il suo coinvolgimento, sia il mandato che ha portato all'esecuzione di Khashoggi.
Sconcertanti i dialoghi di chi uccide; c'è chi pensa di tagliarlo a fette come se si fosse al bancone di un macellaio e si preparano i dettagli anche organizzativi. Uno dice: "dato che è alto 180 cm, una volta tagliato in due, ci vogliono due borsoni senza considerare gli arti, di almeno 90 centimetri, per farlo entrare". L'altro, l'anatomopatologo, dotato di seghetta elettrica degna del miglior Lecter, che aveva con sè già in aereo e sfuggita ai controlli del jet privato, sembra uscito dalla fantasia di Thomas Harris. In realtà di questo film basterebbe vedere anche solo un minuto, data la potenza e l'utilità di quello che eroga in fatto di spyware, governi e potere trasferendo informazioni non note del tutto ai più. Al minuto 120 c’è infatti un giovane uomo, Omar, fuggito dal suo paese e rifugiato politico in Canada, che chiarisce la difficilissima vita di giornalisti, attivisti, dissidenti costretti a minacce di morte, incarcerazioni, torture fisiche a essi stessi, a fratelli, parenti o sostenitori, solo per riportare la verità o registrare la mancanza di democrazia e contribuire altruisticamente allo sviluppo del benesserere altrui. Come fece Jamal, eroe incospevole. Partendo da li, dalle spiegazioni che ne derivano, capiamo come l’utilità di questo film e la sua intelligenza, vadano ben oltre l’opera d’arte di per sè, ma assumano una valenza sociale e di consapevolezza specifica sugli obiettivi dei governi, cosa che atterrirebbe chiunque, soprattutto quando non conosciuta. L’intreccio, degno di un thriller e spy stories delle migliori, purtroppo riassume verità esistenziali scomode, oltre che un ritmo perfetto. Un giornalista opinionista moderato e riformista si oppone alla mancanza di democrazia in Saudi Arabia. Un’ambasciata in Instabul diviene teatro di un assassinio. La casa del console dove viene trasportato il cadavere, funge da luogo di eliminazione prove. La sera dell’assassinio vengono richiesti 31 kili di carne a un ristorante vicino che serviranno ad essere bruciati nel forno tandoori del console e mimetizzare così gli odori di carne umana bruciante. 15 persone arrivano da Saudi Arabia, tra cui un esperto anatomopatologo che si prenderà cura dei dettagli nel far sparire il corpo, portando con se nel jet privato una sega da ossa.
"Quello degli Spyware è un mercato in crescita, perché i governi vogliono ascoltare telefonate, idee, conversazioni, carpire le vostre conversazioni su What’sup o Signal - dice un rappresentante di Human Rights intervistato - E siccome non si può fare mentre la conversazione è in corso allora hacherano telefoni e mac, contribuendo così ad aprire la mente a tutti i giornalisti, gli attivisti, sui soprusi invisibili che si vivono quotidianamente - chi più chi meno consapevolmente. I Sauditi avevano comprato spyware da Israele - dice il capo della CIA - Jhon Brennan. NSO offre la miglior tecnologia disponibile ed è da questa società israeliana che i Sauditi si riforniscono, oltre che molti altri paesi e governi. Vedete il film, schermatevi dunque e pregate per Jamal e per chi come lui e il regista Fogel sacrificano libertà personali, nell'interesse del bene collettivo. Ad avercene di uomini così!
GET SOCIAL
  • Facebook
  • Facebook
  • Facebook