Thunder Road di Jim Cummings

Pin It

25 Dicembre 2020 

"Spero mi investa un camion carico di cemento"

Chi di voi usa tacco 10 di sicuro ne conosce bellezza e scomodità. Eleganza e contrizione di décolleté, piede e polpaccio, meglio se arrogantemente abbinato con gonna e calza velata, ciò non fa si comunque che il dolore di ore passi. 

Ecco questo film: Thunder road, titolo tratto da una canzone di Bruce Springsteen, offre la stessa dicotomia: commedia e tragedia, riso e pianto, eleganza e scomodità, inadeguatezza e disagio versus profondità e stima. 
Per tutti coloro che invece non hanno mai provato a reggersi su impalcature circensi come siamo costrette noi donne per masosochismo, per insicurezza o per inverecondo dictat modaiolo, suggerisco o di vedere il film per provarne gli stessi crampi emotivi. Oppure di noleggiarne un paio di tacchi da madri, mogli o sorelle ed adeguarvici per un pò. Valgono anche le due cose assieme.

Traballante America è qui ritratta. Con o senza tacchi, il suo andamento interiore soffre. La sua popolazione è spesso emotivamente fragile, disturbata, così come lo è la polizia e le sue forze d'ordine, sempre in continua discussione per episodi razzisti, per violenze non richieste, per abuso di potere - in short - per squilibrio.

Non a caso uno di quei poliziotti bianchi che si vedono spesso abusare nei media degli afroamericani è nel film supportato, capito, accolto dall'armonia e generosità di un collega di colore e della sua famiglia non disfunzionale ma, per una volta, sana.
Qui la critica non è sociale tout court, ma assume un punto di vista interno, partendo dall'essere umano, che solo secondariamente è poliziotto, per quanto ricco di nevrosi, eccessi di collera e control freak.

Anche la giustizia e il sistema giudiziario non ne escono vincenti con errori madornali basati su mancanza di empatia e comprensione, che è un altro dei forti e attuali temi del film. Di sicuro la delicatezza e l'intelligenza della critica che emergono non intaccano la potenza dei contenuti. Anzi. Proprio perchè le tematiche non sono affrontate di petto, dato che il punto di vista è quello di un disadattato, non si da troppo valore ai risultati. Per attendere un finale che capovolge tutto, però. Si infatti questo film dice tutto e poi ti ribalta come un calzino, tine in pugno lo spettatore da tutti i punti di vista per prendersene gioco del tutto nel finale e tirargli la mazzata finale.

L'ufficiale Jim Arnaud è un padre single alle prese con una difficile battaglia per la custodia della difficile e irruenta figlia Crystal. I suoi tentativi di essere un buon padre sono come una sorta di omaggio alla sua defunta madre, che ha amato sopra ogni cosa tanto da arrivare a danzare per lei al suo funerale, in uno slancio tragi-comico dato che il mangianastri si inceppa e le sue doti danzanti sono pressochè inesistenti.
Scoordinato, buono, insicuro, maniaco del controllo e un pò limitato Jim, viene deriso da tutti: colleghi, ex moglie, persino la sua bambina non lo stima, stimolando nello spettatore quel senso di disagio che oscilla tra pena e tenerezza, ma che si avventa su derisione e sputtanamento come avviene con ogni nerd e con le sue battute pietrificanti.
Di sicuro la magistrale interpretazione dell'attore che è anche lo stesso regista, lascia davvero esterrefatti sia per la naturalezza nella recitazione sia per la scrittura del ruolo assurdo, ma così reale di questo originale personaggio che da anti eroe par excellence diventa alla fine un eroe quotidiano; bastonato, ma tenace, disadattato, ma lucido.
Si perchè oggi in tanti, soprattutto in era Covid, sono come Jim che vede sgretolarsi la sua vita e gli eventi che essa comporta in una dissolvenza verso la tragedia: gli muore la madre, si separa, gli tolgono il lavoro, perde l'affidamento di Crystal che ama sopra ogni cosa. Tutto ruota verso il nulla, come un macigno farebbe naturalmente dalla montagna alla valle. Imparare a non rimanerci sotto è un Must.
L'insegnamento più bello del film è quindi l'empatia che rimane parola chiave, oltre a resilienza. Tutti noi soffriamo con Jim e, alla fine, apprezziamo la sua forza e la capacità di non mollare anche grazie a un angelico collega (l'ottimo Nicam Robinson) che ha sentito, accolto e trasformato il suo dolore.
Film imperdibile.

 
GET SOCIAL
  • Facebook
  • Facebook
  • Facebook