Stitches di Miroslav Terzić

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13 Maggio 2021

Tutto poteva essere diverso se avessi saputo che qualcuno ti aspettava...

Serbia. Fine anni '80 - 90. All'alba della guerra che avrebbe poi lacerato la Jugoslavia. 
Schema.
Nasce un bambino. La madre, stremata, viene sedata.
Al suo risveglio le viene detto che il suo piccolo è morto. Le sconsigliano di vederne il corpo, perché viene trattato come un rifiuto sanitario e la sua vista potrebbe essere scioccante.
Le autopsie sono incomplete e mancano firme.
Si falsificano i certificati di morte.


Tutta la documentazione è contradittoria o incompleta. Nessuno dei casi è mai stato risolto. Oltre 500 casi rimangono tuttora senza soluzione. "Sono diventato padre per la prima volta nel 2001 - racconta il regista in un'intervista. Lo stesso anno, poco prima dell'evento più importante della mia vita, sono a venuto a sapere della storia dei rapimenti di neonati negli ospedali. La vicenda delle loro vendite; i falsi certificati di morte; le menzogne alle madri; le famiglie rovinate. "Ho cominciato ad avere paura per quel figlio che stava per nascere, non solo per le domande più naturali (andrà tutto bene?), quanto piuttosto per il rischio di scontrarci con una realtà tanto assurda e tragica. Deciso a combattere questa battaglia, ho cominciato a scavare, ad esaminare archivi e a cercare testimoni che avessero la forza di dirmi qualcosa; sono argomenti che non trovano posto sui giornali, che sembrano invenzioni, più che realtà. Ma era tutto vero? Forse si. Negli archivi di Politika (il giornale più autorevole e popolare in Serbia) ho trovato dozzine di articoli sui rapimenti di neonati.
Ho creduto che questi fatti rappresentassero la prova finale di quella nostra decadenza morale e umana dalla quale non ci siamo ancora ripresi. Qualche anno fa ho incontrato Drinka Radonjic. Era la sarta di una mia zia. Dopo vent'anni pensava di aver trovato suo figlio, e pensava di poterlo provare in tribunale. Sono andato in questa sartoria nel centro di Belgrado a intervistare la signora Radonjic. Una donna ferma, coraggiosa. Drinka ha trovato suo figlio, ma lui non voleva incontrarla, perché gli era stato detto che sua madre lo aveva abbandonato alla nascita. Drinka non aveva un avvocato, rappresentava sé stessa in tribunale. Sono più di 500 le famiglie che stanno cercando di ritrovare i loro bambini. Sono più di 500 storie diverse, e alcune del tutto inascoltate. Ho deciso di raccontarne una". Convinta che il figlio appena nato, e dato per morto vent'anni sia stato in realtà rapito, una donna porta alla luce una cospirazione destinata a diventare uno degli scandali più grandi della storia in Serbia, con implicazioni sociali, psicologiche politiche sia sulla famiglia di derivazione sia sui ragazzi sia su chi compie i misfatti.
Ana, interpretata da una superba Snežana Bogdanović, è sposata con Jovan (Marko Baćović. Dopo poche ore dal parto le dicono che il figlio è morto. Per 18 anni il richiamo di madre e l'istinto inscindibile che nutre ogni donna al proprio sangue non si spegne. Ovviamente il mondo circostante, dal suo stesso marito, alla burocrazia, all'ostetrica, passando per il personale medico, tenta in ogni modo di farle cambiare idea. Stitches – Un legame privato diventa quindi una sorta di vendetta personale, frutto della determinazione di una donna che ha tutti e tutto contro.
Il dramma di una madre viene affiancato al dramma di donna che non viene creduta, anzi che viene tacciata di pazzia. Al fianco della sofferenza lacerante di Ana vive quella di sua figlia, l’apparentemente fortunata Ivana (Jovana Stojiljković). In realtà, quello che Ivana chiede a sua madre in un disperato urlo (probabilmente uno dei momenti di tensione emotiva più alti del film) è di considerarla, di mettere da parte la ricerca di quel figlio che per tutti è soltanto un’ombra inesistente, mentre per Ana è una certezza. Si scoprirà che suo figlio esiste, che sono stati modificati documenti, cambiati nomi, dimenticate vite.
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