78 Venezia_Reflection di Valentyn Vasjanovyč

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02 Marzo 2022

'Mors tua, vita mea'.
Basterebbe la frase iniziale. O il geniale incipit del film per capire che stiamo parlando di un'opera intensa, vera. 

Cristallina, come il vetro da cui gli spettatori osservano il gioco della guerra a pallottole colorate, che identifica ancora una volta la puerilità dell'essere umano, la stupidità della guerra e il desiderio infantile dei potenti di farla giocare ai loro inermi soldati. 
Oggi, con Putin e i suoi giochetti del male, quello che era un film del passato, lo stesso passato che nessuno voleva vedere, nè le Nazioni Unite, nè le trattative di pace, ne l'Europa o la Nato per fermare e opporsi ai massacri in Ucraina, appare col senno di poi chiaroveggenza.
Gli artisti, si sa, come i camaleonti vedono a 360 gradi, in anticipo, e urlano per tempo quello che i 'sordi' non capiranno mai.
Artisti che prima di essere tali sono uomini e che quindi sono costretti a sopportare la guerra e le sue infamie e spesso a combatterla per difendere famiglia, vita e stato. Ambientato durante la guerra del Donbass del 2014,Reflection” è un film di crudo realismo che evoca lo scontro diplomatico-militare tra Russia ed Ucraina, iniziato nel febbraio del 2014, per il controllo della Crimea e del Donbass e oggi tragicamente attuale. Presentato alla 78esima edizione della Mostra di Venezia è un film che solleva dilemmi morali universali che scuotono le coscienze e impongono una riflessione profonda soprattutto in tempi di regimi, ma anche in paesi dove si proclamano grandi democrazie, spesso non rispettate.
Al dilemma collettivo e dello stato si aggiunge poi quello privato e del singolo cittadino forzato a compiere azioni che non concepisce, non tollera. Estrema attualità e profondo ascolto di coscienza in un film che stravolge la banalità del male. 
si mette in atto anche il malessere esistenziale il disagio che questi conflitti sterili protraggono nel singolo per tutta la vita successiva; traumi, insonnia, fobie, il disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione. Esso è caratterizzato da una persistente o ricorrente sensazione di scollegamento dal proprio corpo o dai propri processi mentali, come se si stesse osservando la propria vita dall’esterno (depersonalizzazione), e/o dalla sensazione di essere dissociato dall’ambiente circostante (derealizzazione). Anche questo vive il protagonista.

Sinossi
Il chirurgo ucraino Serhiy (Roman Lutskiy) viene catturato dalle forze militari russe nell'Ucraina orientale durante la guerra del 2014 nel Donbass. Mentre è detenuto, è testimone diretto di orribili scene di umiliazione, violenza e indifferenza verso la stessa vita umana. Una volta libero, torna nel suo confortevole appartamento borghese e cerca di trovare una ragione di vita ricostruendo il suo rapporto con la figlia e l'ex moglie. Ritroverà in un tentativo disperato la sua umanità e il desiderio di essere d'aiuto alla figlia, che ha bisogno del suo amore e del suo sostegno.

COMMENTO DEL REGISTA

"Ho iniziato a lavorare a questa storia ispirato da un piccione che si è schiantato contro la nostra finestra, mentre volava ad alta velocità, lasciando un segno allo stesso tempo bello e orrendo. Mia figlia di dieci anni ha visto tutto: l’impronta precisa delle ali, la traccia di sangue lasciata dall’impatto della testa, le piume attaccate al vetro. Nei giorni successivi, eravamo turbati da quanto era successo. Le sue preoccupazioni, domande, attese di risurrezione miracolosa, la negazione dell’irreversibilità di questo evento e i tentativi di comprendere la morte dal punto di vista infantile mi hanno spinto a scrivere una storia sulla relazione tra un padre e una figlia addolorati per la morte di una persona amata. La morte di uno dei personaggi è connessa alla guerra che infuria nell’Ucraina orientale. Mettendo in relazione l’agiata vita quotidiana nella capitale e la realtà mortale della guerra, si crea un contesto molto intenso per questa storia sulle paure dei bambini e il loro primo incontro con la morte, e si evidenzia l’impotenza degli adulti. È una storia sulla presa di coscienza da parte di un bambino del fatto che la vita umana è limitata. È anche una storia sulle responsabilità degli adulti nei confronti delle persone amate, di sé stessi e del mondo in cui esprimono il proprio potenziale. La bambina e l’adulto si aiuteranno a vicenda a comprendere questo mondo bello e crudele, così simile al segno lasciato dal piccione sul vetro". ARRIVA A ROMA, MILANO E VENEZIA CON 3 SPECIALI ANTEPRIME GRATUITE in segno di solidarietà con l’Ucraina 7 MARZO ROMA (Cinema Troisi – ore 19.10 – introduzione di Roberto Cicutto)9 MARZO MILANO (Cinema Anteo – ore 20.00 – introduzione di Alberto Barbera) 10 MARZO VENEZIA (Cinema Rossini – ore 21.00 – introduzione di Federico Gironi)
Il film sarà disponibile nelle sale cinematografiche dal 18 marzo

«Il film si rivolge a un pubblico pensante, un pubblico che non ha paura di sollevare domande dure su traumi pesanti né di cercare risposte». In segno di solidarietà con i cineasti e tutto il popolo ucraino, la Mostra Internazionale d’Arte CinematograficadellaBiennale di Venezia, in collaborazione con il distributore italianoWantede le sale cinematograficheTroisidi Roma eAnteodi Milano, organizzanodue proiezioni gratuiteROMA (7 marzo)e MILANO(9 marzo) del filmReflection

Tali temi – l’orrore e la violenza disumana della guerra – sono presenti anche nel precedente film di Vasjanovyč,Atlantis (Atlantyda,2019) ambientato in un futuro molto prossimo in Ucraina orientale, diventata dopo la guerra un deserto inadatto alla presenza umana. Qui Sergeij, ex soldato che soffre di stress post-traumatico, tenta di adattarsi alla nuova realtà specializzandosi nel recuperare cadaveri di guerra.

"Atlantis" 
ha vinto il Premio per il miglior film della sezione Orizzonti alla Mostra di Venezia 2019. È stato scelto comecandidato ucraino agli Oscar.
Valentyn Vasjanovyč ha recentemente dichiarato: «Resto a Kyiv. Voglio essere tra persone consapevoli della loro appartenenza etnica, culturale e politica. Voglio essere tra queste persone per acquisire esperienze importanti che mi aiuteranno a creare storie vere su di loro».
Ucraina occidentale, 21 luglio 1971) è un regista, sceneggiatore e produttore ucraino. Si è formato alla scuola di Andrzej Wajda.
Prima di “Vidblysk”(Reflection, 2021) e Atlantyda (Atlantis, 2019), nel 2014 è stato produttore, direttore della fotografia e montatore del film nella lingua dei segni ucraina The Tribedi Myroslav Slabošpyc'kyj, vincitore del Gran premio alla Semaine de la Critique di Cannes. In seguito, da regista ha direttoZvychayna sprava(2012),Kredens(2013)Riven" (2017). film che ha rappresentato l’Ucraina all'Oscar come miglior film straniero 2018.
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