Perchè l'iraniano 'No end' è il miglior film del Bifest?

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02 Aprile 2023

‘No end’, presentato al Bifest, vince il premio Taxidrivers, per miglior film e regia.

112′ minuti di suspense con il montaggio di Jafar Panahi, la regia di Nader Saeivar e la sceneggiatura di entrambi, ‘No end’ è prodotto da ArtHood Films
Le musiche sono di Mortaza Mirza. Il montaggio di Jafar Panahi e la cupa fotografia, emblema di morte, buio e medioevo animico è di Vahid Biouteh. I costumi di Fahime Jahani.

'No end' è una disamina sulla stupidità dei governi, dei loro servizi di 'intelligence' che dovrebbero invece chiamarsi 'stupidity'. Il cittadino non esiste più nei suoi diritti e non ci sarà mai fineNo end appunto, al controllo e alla violenza.

La pellicola racconta come da un errore di interpretazione, fatto da emissari idioti dello stato venga, irrimediabilmente, rovinata la vita di più individui.
Ayaz è un uomo onesto, un gran lavoratore che sogna, come tanti, una casa tutta sua. Lui e sua moglie vivono nella dimora del cognato, investendo tutti i loro risparmi per il nuovo acquisto e vivendo con i soldi inviati da costui, ormai in esilio in Germania da 30 anni. 

Per posporre il ritorno del cognato che rovinerebbe i loro progetti di vita e per spaventarlo, Ayaz, in un momento di disperazione, decide di inscenare una ricerca in casa, sperando così di posporne l'arrivo indesiderato.

Scoperto dai veri servizi segreti, egli si ritrova nella loro morsa, la stretta di un'istituzione volta a piegarlo e a distruggerne i sogni. Forzato verso un destino dannato l’epilogo sarà devastante.


Potenza del dramma sociale che si espleta nel controllo del cittadino, nella perdita della privacy, nella violenza per ottenere informazioniI temi del film sono molti tra cui, oltre ai soprusi e abusi di potere di servizi deviati, si esplorano anche e nettamente i confini tra privato e pubblico, che svaniscono e non esistono più, lasciando il cittadino inerme. 

Tante le riflessioni che No end scatena e utili a capire che ciò che sta avvenendo in un numero sempre maggior di stati, Italia inclusa e non consapevole, è una realtà. Non è finzione.

'No end' colpisce quindi come un pugno allo stomaco.

Regista e montatore sono turchi e iraniani e hanno ben chiaro cosa significhi repressione, controllo, paura delle istituzioni e lo rendono perfettamente, dando aiuto e sostegno emotivo a tutti coloro che sono perseguitati da governi mostruosi, a cui anche il nostro si sta sempre più avvicinando.

Il film girato sempre sulla oscurità, quella che pervade il regno di Gilgamesh, oggi più che mai, ha una fotografia utile a definire la realtà: buia.
Un altro tema che emerge dal film è l'assoluta impotenza del cittadino di fronte ai rincari economici di ogni genere e all'impossibilità di acquistare una casa propria che, in Iran come altrove, ha costi esorbitanti. La sensazione di sicurezza che unabitazione propria da ad un cittadino è un miraggio, diviene quindi un'utopia. Questo genera frustarazione, sepcie a lavoratori onesti e sfruttati da governi totalemente corrotti e corruttibili.

Ottimi attori in cui uno su tutti Vahid Mobasseri, il protagonista sembra un sorta di Mister Bean iraniano. Se non fosse che non c’è nulla da ridere. La sua faccia davanti al terrore dei soprusi è da icona. Negli interrogatori dell’intelligencetrema, gli balla il labbro, muove le mani in modo meraviglioso, nell’incontenibile e insostenibile tentativo di difesa del sè. Già solo il protagonista vale tutto il film e lo spettatore è da subito con lui, con le sue fragilità e lecite paure di un governo assassino.

Tra gli altri bravi attori: Fahime Jahani, Shahin Kazemnejad, Narjes Delaram

 

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